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STORIE E RACCONTI EROTICI

VIETATI AI  MINORI DI 18 ANNI

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STORIE IGNOBILI

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VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI.

 

LA FINESTRA

 

 

NOTE:

 

“La finestra è un occhio sul mondo, per me tentazione e soglia di trasgressione, punto di dolcezza, delizia, desiderio, gioia e sensualità, ma anche luogo di libidine, peccato, perdizione, carnalità lascivia.

La finestra è lo spazio dove per alcuni la ragione si perde, l’intelletto si confonde e il corpo si risveglia sessualmente.

La finestra per me è sinonimo di una giovane ragazza affacciata, di seduzione, profanazione e adorazione, di pentimento e rimorso, è la sede della morbosità e dell’incesto.”

 

Diego.

 

LA FINESTRA

 

CONFESSIONE

 

Buongiorno mi chiamo Diego. Ho letto per caso la storia del Toro meccanico, la confessione di quel padre che accidentalmente senza volerlo per gioco si è trovato contro la sua volontà a praticare atti di libidine sulla figlia diciottenne durante una vacanza negli Stati Uniti, cavalcando entrambi e insieme lei davanti e lui dietro un “mechanical bull” ovvero un toro meccanico, non sapendo che questo avrebbe procurato ad entrambi sensazioni eccitatorie da sconvolgerli.

Leggendo la confessione mi sono reso conto e pensato:” È proprio vero che alcuni avvenimenti accadono anche nelle migliori famiglie, educate e moralmente sane, quando meno una persona se l’aspetta e soprattutto senza intenzione iniziale di compiere quel determinato avvenimento libidinoso e oltre.”

Ecco a me è capitato qualcosa di analogo a quell’uomo con mia figlia Aurora anch’ella diciottenne. Eravamo in vacanza anche noi, non certo negli Stati Uniti come quella famiglia, ma in riviera ligure. Eravamo tutta la famiglia, io Diego 43 anni, mia moglie Paola 42 e nostra figlia Aurora diciotto che aveva compiuti a marzo di quell’anno…che noi chiamavamo famigliarmente con il diminutivo Au, che poi era il simbolo chimico dell’oro, perché per noi nostra figlia era preziosa come l’oro.

Secondo me essendo io un uomo religioso penso che sia il diavolo a crea certe situazioni nelle famiglie per bene e rispettose di sé stesse, che tenta anche le persone migliori per corromperle e indurle a peccare.

Quell’estate era il mese di agosto, il periodo delle ferie della grande massa di turisti che si muove e le cittadine della riviera diventavano un carnaio umano di persone.

Quell’anno durante il periodo Pasquale eravamo andati tutti e tre in riviera alcuni giorni, la cittadina dove eravamo era sul mare, ci piacque e prenotammo per il mese di agosto dello stesso anno, tre settimane, dal 4 al 24 del mese, poi saremmo rientrati e ripreso il lavoro io e mia moglie Paola e Aurora nostra figlia lo studio del primo anno universitario.

L’appartamento che scegliemmo era nel centro storico, al terzo e ultimo piano senza ascensore, ma quello non ci preoccupava essendo giovani ed era comodo essendo in centro, era composto da due camere grandi con il soffitto a volta, una per noi e un’altra per la figlia, poi soggiorno, cucina e bagno.

Le finestre dei locali davano tutte all’interno di un caruggio e si vedeva soltanto la viuzza sottostante e i tetti delle case più basse. L’unica finestra che dava nella grande piazza del centro dove sempre affollata c’era vita e via vai, era quella del bagno; era a una sola anta posta vicino al wc. Per guardare di sotto la piazza e la gente che c’era bisognava farlo una alla volta, in due non ci saremmo stati a meno che non ci sovrapponevamo con i corpi. Io e mia moglie non ci andavamo quasi mai, lei era più attenta alla televisione che a guardare in piazza e io a leggere i giornali o le rassegne stampa su internet nel mio portatile. Nostra figlia Aurora invece era sempre affacciata a quella finestra, ci stava delle mezzore se non di più a guardare chi passava, la confusione che c’era e cosa avveniva, tanto che per andare in bagno dovevamo farla uscire alcuni minuti e appena espletato il bisogno ritornava a rimettersi a guardare la piazza, in piedi o con un ginocchio piegato appoggiato sul coprivaso.

 

Quella fu un’estate torrida in tutto il nord Italia e si cercava anche in casa refrigerio da quel sole rovente che picchiava sulle strade, le facciate e sui tetti delle case che annebbiava corpi e menti. In casa giravamo spesso in libertà, io in slip e mia moglie in mutandine e reggiseno o con qualcosa sopra, lo stesso nostra figlia, per trovare un po’ di refrigerio a quella calura insopportabile visto che non c’era l’aria condizionata ma dei ventilatori ed essendo al terzo e ultimo piano e sopra di noi soltanto solaio e tegole il sole vi batteva tutto il giorno. 

Quel tardo pomeriggio di cui narro, ritornati dalla spiaggia, dopo esserci lavati e rinfrescati e mia moglie e mia figlia erano dietro a preparare cena per poi nella serata uscire a passeggiare, io attendevo quietamente seduto sul divano davanti al ventilatore sorseggiando una bibita e guardando il tg di rete quattro delle 19.00. Non ci feci quasi nemmeno caso, quando Aurora dopo aver aiutato un po' sua madre arrivò e si affacciò alla finestra del soggiorno a guardare la strada del carruggio sottostante, si appoggiò con i gomiti sul davanzale e l’addome sulla battuta interna della finestra in un gesto che le era consueto e avendo un gonnellino mini come tutte le ragazze della sua età, in quella posizione involontariamente si alzò posteriormente lasciando completamente scoperte dietro fino quasi alla mutandina le cosce lunghe e affusolate che iniziavano ad abbronzarsi.

Mentre era affacciata l’avevo osservata dal divano, immobile ed in silenzio con lo sguardo paterno. Di seguito Aurora, dal soggiorno dopo aver osservato un po' giù nel carruggio la poca gente che c’era, passò alla finestra a una anta del bagno che dava sulla grande piazza dove c’era gente e confusione, mi passò davanti e andò in bagno come un’ombra senza quasi che me ne accorgessi.  All’improvviso mentre seguivo il telegiornale ci fu uno scoppio fortissimo nella piazza, che tramite la finestra aperta arrivò fino al soggiorno, curioso mi alzai e andai a vedere cosa era stato quel fragore. Entrai in bagno e lei era affacciata alla finestra sporta in fuori che osservava:” Cosa è successo? “Domandai.

Girò appena il capo di lato quel tanto che con gli occhi vedesse la mia sagoma dietro lei e sorridendo rispose:” Dei ragazzi stupidi fanno scoppiare dei petardi e la gente si spaventa… una vecchietta è caduta…”

E curioso come se fosse la cosa più naturale del mondo istintivamente mi feci avanti dicendole:” Fammi guardare…”  Pensando che si togliesse, si mettesse di lato e mi lasciasse il posto, invece si piegò solo un poco con il tronco, ma lo fece senza nessuna malizia e io per guardare oltre lei nella piazza ci finii adagiato sopra, con il mio bacino sopra e contro al suo sedere.

“Vedi sono quei la papà!” Disse facendomi segno con la mano a un gruppo di ragazzi vicino a un portone che ridevano. “Sono proprio degli stupidi…” Dichiarai:” Fanno cadere le persone anziane che possono farsi male.”

Lei sorrise:” Si sono proprio degli stupidi…” Ribatté.

Senza volerlo, ma per forza di cose per osservare bene oltre lei, muovendomi ero finito con il mio pene contro il suo sedere che sentii sodo e arrotondato e lei parlando con me muovendosi innocentemente spostandosi di poco, mi dava la sensazione come se glielo strusciassi sopra e mi turbai. Quando me ne resi conto fu perché premendo involontariamente sulla natica lo sentii pulsare, mi stava venendo duro contro il sedere di mia figlia, d’istinto mi staccai e mi tolsi subito da sopra lei, era incestuoso quello che stava accadendo.

Lei restò alla finestra e io tornai a sedermi a guardare la TV fortemente turbato… mi era venuto involontariamente duro a sentire il sedere di Aurora. Ormai agitato per distrarmi dall’accaduto mi alzai dal divano e andai a parlai con mia moglie che mentre preparava cena si guardava nella Tv piccola della cucina abitabile le repliche di Temptations Island e io infastidito ma turbato dall’episodio accaduto mi sedetti su una sedia e misi a leggere gettando anch’io come mia moglie ogni tanto un’occhiata alla Tv commentando i tradimenti dei protagonisti, con lei che sapeva tutto.

Dopo quasi una mezzoretta casualmente mi alzai, feci per andare in bagno a urinare e Aurora era ancora lì, con il tronco piegato in fuori sul davanzale e il sedere all’interno sporgente perfetto e rotondo, coperto appena dal gonnellino e ogni tanto lo muoveva e spostava.

Mi soffermai a guardarlo, era bello simmetrico, invitante. Avrei potuto dirle, anzi da padre avrei dovuto farlo:” Esci Aurora che il papà deve fare la pipì…” Come avevo sempre fatto le volte precedenti fino a quel momento quando era alla finestra e mi serviva il water e invece non so cosa mi prese in quel momento mi sentivo incapace di razionalizzare quello che dovevo fare, cioè di farla uscire dal bagno. Invece il cuore mi si mise a battere forte e istintivamente come un automa mi avvicinai ancora dietro, quella volta con la scellerata intenzione di sdraiarmi ancora su di lei e all’improvviso mi stesi su Aurora addossandomi di nuovo con il torace sulla sua schiena, il bacino appoggiato al sedere e il sesso contro la sua natica fingendo casualità e dicendo:” Sono ancora lì quei ragazzi?”

Aurora sentendomi sdraiare su di lei si abbassò un poco di più per permettermi di guardare e vedere meglio oltre lei e con quella manovra spinse il sedere indietro facendolo involontariamente premere di più contro il mio sesso e invece di toglierlo quella volta restai adeso con malizia e morbosità.  

 “No sono andati via…” Rispose: “Però c’è gente…” Esclamò e mi soffermai a guardare adagiato su di lei, muovendomi contro per guardare di più, sporgendo, appoggiando e premendo il bacino a causa della posizione sulla sua natica e per osservare oltre i suoi capelli, e mi muovevo sul suo sedere. Lei ignara intanto parlava e mi spiegava cosa avveniva giù in piazza in quel momento, ma io iniziai ad avvertire le pulsazioni sul pene a causa della collocazione che spostandomi aveva raggiunto il solco intergluteo. Inaspettatamente sentii arrivarmi l’erezione e credo lo sentì anche lei duro contro il solco del sedere e per un attimo come investito da una vampata di calore chiusi gli occhi e stetti scelleratamente a godermelo appoggiato al suo bel culo, a premerlo un poco a compiacermi e appagarmi di quello che morbosamente compivo. La voce di mia moglie ci chiamò, veloce mi staccai, Aurora si voltò e mi guardò in volto, credo che l’avesse sentito duro su di lei, ma non disse nulla e andò a tavola. Io chiusi la porta del bagno per urinare, ero spaventato da quello che era accaduto e mi dicevo:” Ma che stai facendo Diego, è tua figlia… non devi fare queste cose con lei, questi sono atti di libidine incestuosi...” Mi misi davanti al vaso per urinare, lo tirai fuori dai pantaloni era ancora duro ed eretto …. ero piacevolmente turbato da quello avvenuto e prima di urinare continuai a toccarlo con le dita pensando a lei, ma non mi masturbai, scacciai via quei pensieri immondi anche se ero eccitato, in me prevaleva ancora la ragione; e feci uscire lo zampillo dentro la ceramica de vaso.

Quella sera, che volontariamente avevo desiderato mia figlia e l’avevo appoggiato lasciandogli raggiungere l’erezione su di lei a sentire la sodezza del sedere, ero conscio di avere praticato atti reali e mentali di libidine incestuosa.

Andato a tavola, lei era già seduta come se non fosse successo nulla e la guardai cenare ripensando all’accaduto. Per la prima volta la vedevo sotto un’altra luce, non di figlia ma di donna, di ragazza piacente e desiderabile e paradossalmente mi ponevo delle domande su di lei e mi rendevo conto di sapere poco sulla sua sessualità. Mi ponevo domande semplici:” Chissà se ha il ragazzo… o l’ha già avuto? Se è ancora vergine…o se ha già praticato sesso?” Ma non avevo dubbi in proposito che fosse seria e ancora pura essendo cresciuta con valori morali e religiosi. Erano pensieri che prima non avevo considerandola ingenua, ma ora dopo che aveva avvertito la mia erezione premere sul suo gluteo senza dire nulla mi facevo mille domande, sperando che avessero il fine di farmi allontanare il comportamento morboso che era manifestato in me.  

E osservandola pasteggiare con mia moglie ignara vicino ripensavo a quello capitato e mi dicevo:” È stato un caso, nessuno dei due l’ha cercato… D’altronde quella è l’unica finestra che dà sulla piazza, ed è quella del bagno e purtroppo ha un’anta soltanto…” Cercando di giustificarmi ragionando:” Ma come è potuto accadere? È capitato altre volte che quando dovevo affacciarmi la facevo togliere dalla finestra, perché oggi non l’ho fatto?” E mi rammaricavo con tormento:” L’erezione mi è venuta contro la mia volontà, anche se non volevo… mi ha eccitato a sentire il suo culo contro il mio pene e mi è vento duro… “Me ne vergognavo e affranto con il senso di colpa pensavo:” Ma è mia figlia e io ho praticato quegli atti di libidine con e su di lei… “Purtroppo quell’atto era stato più forte di me, della mia ragione e ruolo di padre. Per minimizzare l’accaduto mi ripetevo:” Intanto glielo strusciato soltanto sopra il gonnellino e non successo niente, lo ha sentito duro e basta... e può aver pensato che sia stata una casualità, che ce l’avevo già duro per altri motivi, per la mamma forse, infondo ha più di 18 anni e certe cose le sa…”

Dopo cena uscimmo a passeggiare e alle 23.00 tornammo a casa e stetti lontano dal bagno per evitare tentazioni incontrollate nel rivederla affacciata, la fuggivo per combattere quel pensiero che era sempre vivo in me.

Ma fu terribile, quella notte non dormii affatto, ero agitato di quello che avevo attuato e vivevo, mi sentivo in colpa ebbi il sonno disturbato da irrequietezza fisica, ansia e difficoltà a mantenere una posizione a letto rigirandomi da una parte all’altra con fastidio di mia moglie e davo la colpa al caldo, invece era l’ansia e lo stress di quello che avevo

 Il giorno seguente mi svegliai presto e fiacco, avevo dormito poco e male e mi sentivo stanco e spossato. Mi alzai e poco dopo, andai in cucina loro erano già lì, mia figlia mi osservò con uno sguardo di ingenuità e mia moglie portò la colazione. Scendemmo e andammo alla spiaggia e passammo la giornata al mare, io seduto sulla sdraio a leggere e mia figlia e mia moglie o a passeggiare oppure Paola a chiacchierare con altre signore e Aurora con ragazze e ragazzi di un gruppo. Mi distraevo, non volevo pensare a quello accaduto e sembrava che ci riuscissi. Pranzammo al sacco e fu una giornata gradevole e verso tardo pomeriggio tornammo verso casa, ma io per sicurezza verso me stesso e per non essere preso dalla tentazione, non salii con Aurora, restai giù con mia moglie a fare la spesa, lo stesso a casa e dopo cena, andai in bagno quando lei non c’era. Sembrava tutto passato, tutto dimenticato e invece la tempesta doveva ancora arrivare.

Andammo a letto tranquilli, ma anche quella notte dormii agitato anche se meno della precedente.

Al mattino dopo mi svegliai con il pene in erezione, non mi capitava da molto di avercelo duro al mattino, mia moglie non c’era, erano già le otto passate. Mi alzai e andai in cucina dove c’erano anche loro, Paola preparava e Aurora leggeva una rivista di gossip, dovevamo andare al mare e Aurora nell’attendere mia moglie che si preparava e preparasse colazione si mise ancora alla finestra a guardare giù. Passando per andare in camera mia la rividi con il gonnellino da spiaggia che mostrava inferiormente il pezzo sottostante della mutandina bianca bordata nel gambale da un pizzo giovanile, istintivamente come se fossi trattenuto da una energia più forte di me mi fermai a guardare il suo culetto che ogni tanto spostandosi e cambiando postura alla gamba cambiava anche posizione al sedere e ai glutei. Aurora non si accorse che dietro lei sull’uscio del bagno c’ero io che le stavo fissando le gambe scoperte posteriormente e il sedere dentro, ma era così purtroppo in quel momento la osservavo con occhi diversi. Senza quasi che me ne rendessi conto il mio sguardo stava cercando di frugare sotto il suo gonnellino da mare, che altro non era che un piccolo pezzo di stoffa che a stento le copriva la mutandina. A quel pensiero e quella vista perfetta smisi quasi di respirare, sopraffatto dalla visione ma anche dall’eccitazione che mi stava montando in quella situazione a osservare e mi bloccai in uno stato di sospensione emotiva mai provata. Non volevo guardare, ma non riuscivo a non farlo a non scrutarle le cosce e il sedere. In quella postura sul davanzale vedevo la parte inferiore della mutandina, che posteriormente tra la giuntura delle cosce con i glutei mostrava sotto di essa la linea orizzontale naturale di giunzione della gamba al sedere, evidenziando maggiormente il suo splendido culo. A seguire più su l’intimo sulla sua figa che, in quella posizione, sembrava rigonfia e piena, come nei miei pantaloni che coprivano la mia eccitazione che stava montando. Era sconvolgente, nessun uomo avrebbe potuto resistere senza eccitarsi a guardare.  

Con la sua seduzione inconsapevole e giovanile e di sapere me dietro lei, si piegò impercettibilmente ancora più in avanti sul davanzale, per guardare meglio qualcosa sotto, divaricando ulteriormente il compasso delle sue belle gambe toniche rendendo quella sua immagine sexi e la situazione ancora più incandescente. Non ce la feci, all’improvviso silenzioso con il batticuore mi avvicinai, vedevo dietro sotto il gonnellino muovere il sedere come le onde del mare e come un padre degenere in preda a un raptus mi appoggiai ancora sopra di lei dicendo:” C’è qualche novità, ci sono ancora degli stupidi? “ 

Lei senza nemmeno girarsi rispose:” No, stanno preparando, mettendo le sedie che dopodomani sera c’è il concertone dei Cantanti in piazza… “

“A bene così ce li guardiamo gratis…” Dissi sfregandole la mano sulla schiena con un gesto paterno, non so se in senso affettuoso o morboso. In quel momento mi accorsi che non ero io, l’uomo del giorno precedente, non so cosa mi stesse capitando, nuovamente mi eccitavo ad essere così vicino a mia figlia e lei assurdamente senza reagire su lasciava strofinare la schiena con la mano mentre glielo appoggiavo e premevo forte contro il sedere.

“Ma è gratis papà, è pubblico non si paga è il comune che lo organizza…” Rispose aggiungendo:” … Me lo immagino già, essendo gratis sarà pieno di gente che non potrai nemmeno muoverti in piazza. Io me lo guardo da qua!” Pronunciò osservando giù.

“Fai bene!” Risposi.

In quel momento a sentirlo appoggiato e premere al suo culo istintivamente mi venne l’erezione completa.

“Ma che sto combinando?” Mi dicevo:” Sono impazzito?” E in un attimo di razionalità con senso di colpa mi staccai subito da lei come se avessi toccato un ferro rovente.

Tornai in cucina, dove poco dopo arrivò anche lei, silenziosa e distratta e fatta colazione tutti e tre come al solito andammo al mare, ci mettemmo il costume nella cabina e giunti al mare la guardai con occhi diversi, come se fosse una ragazza qualunque da desiderare.

Era bella Aurora e non era consapevole che le sue gambe erano un richiamo per gli sguardi viziosi dei maschi di tutte le età, un formidabile strumento di seduzione che lei però non sapeva di avere e nemmeno usare ed esaltare anche quando alla sera uscivamo a passeggio e calzava scarpe con tacchi medi. I suoi piedi erano sottili con dita armoniose ed unghie ben curate e laccate di rosso come sua madre. I polpacci proporzionati e tonici in un equilibrio perfetto, che si innestavano nelle prominenze rotondeggianti del ginocchio, con un bell’incavo morbido nella parte posteriore. Infine le linee sinuose e convergenti delle sue giovani cosce ben tornite e affusolate che portavano dritte all’anelato oggetto del desiderio di tutti gli uomini, il suo sesso rigoglioso coperto dal tessuto del bikini.  La osservavo camminare in riva al mare con mia moglie o qualche ragazzo e sembravano momenti infiniti, carichi di una indefinibile tensione non più paterna ma erotica.

Passammo la mattina alla spiaggia tra sole e mare con lei che si divertiva. Si facevano avanti ragazzi, la corteggiavano apertamente anche davanti a me e mia moglie, orgogliosi che piacesse. La invitavano a uscire alla sera, ma lei declinava guardando noi, era timida e riservata e nonostante le nostre esortazioni, soprattutto quelle di mia moglie a uscire anche con le ragazze della nuova compagnia, preferiva restare in famiglia.

Ma io a vederla corteggiata osservando quelle scene di lei ridere e scherzare con ragazzi che nemmeno conosceva, che la invitavano a uscire alla sera soltanto per potersela scopare, per la prima volta provai una sensazione di gelosia verso di lei che non avevo mai avuto e avversione verso chiunque giovane o vecchio la osservasse con intenzioni erotiche e desiderio.

Pranzammo nella spiaggia e nel tardo pomeriggio ritornammo a casa. Al ritorno del mare mentre Paola si fermò nei negozi a fare spesa, non feci più come il giorno prima ma insieme ad Aurora andammo su e ci facemmo la doccia, prima io e mentre mi vestivo se la fece lei. Poi appena cambiata con i capelli ancora bagnati si mise alla finestra del bagno a osservare la piazza. Teso mi avvicinai dietro di lei e ancora osservando la piazza, ma senza più chiederle niente glielo appoggiai diventandomi subito duro e Aurora lo sentiva, non poteva non sentirlo duro su di lei, contro il suo bel e giovane culo, ma non diceva nulla, in silenzio se lo lasciava premere, anzi in movimenti casuali spingeva lei. Non capivo se non si rendeva conto della situazione incestuosa, quanto fosse ignara o se consapevole restava a sentirlo perché le piaceva. All’improvviso sempre tenendolo appoggiato su di lei, guardando giù in piazza disse:” Guarda c’è la mamma…”

 “Dove?”

“Laggiù!” Esclamò facendomi segno con il dito. Guardai in piazza e fu in quel momento che vidi mia moglie, sua mamma tra la gente che gesticolava la mano facendo segno di saluto. Risposi anch’io al saluto gesticolando con la mia e proprio perché lei ignara ci guardava, non sapendo che ce l’avevo appoggiato duro al culo della nostra Au, lo spinsi di più contro sentendolo pulsare Ma Paola non capiva, sorrideva e salutava e noi ognuno senza dirlo all’altro eravamo eccitati e pieni di vergogna. 

Quando mia moglie venne su chiamò Aurora in cucina ad aiutarla a preparare la cena.

In quei due giorni che seguirono presi quello stupido comportamento come un gioco silenzioso tra noi, lei si metteva sul davanzale, io arrivavo dietro fingendo di guardare fuori lo appoggiavo e mi strusciavo con lei che non diceva nulla, piacendole sentirselo strusciare duro e le accarezzavo la schiena dandole piacevolezza. Spesso in casa quando Aurora andava in bagno o passando la vedevo alla finestra, impulsivamente cercando una motivazione qualunque dentro di me per giustificarmi del mio comportamento, arrivavo dietro di lei e con la scusa di osservare in piazza chiedendole qualcosa mi mettevo dietro e su di lei a guardare insieme la piazza e a parlarle sui capelli vicino all’orecchio, facendomelo diventare duro contro il suo culo in un attimo. Comunque ripeto anche il comportamento di mia figlia era strano, lei lo sentiva duro appoggiarselo e non diceva nulla, non lo impediva, la soddisfaceva sentirselo sfregare rigido sul sedere.

Però come padre ero angosciato, sgomento per quello che avevo compiuto, compivo e pensavo di rifare ancora. In certi momenti mi facevo orrore e schifo da solo, sapevo che dovevo smettere con quell’atto di libidine su di lei anche se il desiderio era molto forte. Il rimorso, la sensazione di malessere dopo l’eccitazione che provavo è l'ammissione a me stesso del mio errore con la consapevolezza di aver infranto il nostro codice famigliare, morale e religioso a lei e a me stesso, mi spingevano a voler riparare e fare ammenda, trovare una soluzione perché il tutto per lei e per me finisse e diventasse solo un ricordo lontano. Il senso di colpa e l’angoscia che derivava dal rimorso, a freddo senza eccitazione mi faceva avere un sentimento di riprovazione verso me stesso per aver trasgredito le regole familiari fondamentali di un ambiente di convivenza armoniosa, e religiosa che includevano le norme tacite e condivise che definivano la mia responsabilità paterna e il rispetto per lei, e mi portavano dispiacere e tormento.

Se la prima volta avvenne senza intenzione, in seguito lo ricercai e compii l’atto incestuoso intenzionalmente e anche Aurora quando eravamo soli a casa, sapendo che io sarei arrivato dietro di lei, spesso andava a mettersi sul davanzale della finestra con i gomiti appoggiati sulla soglia con il sedere alto e sporto in fuori a 90 gradi, come se mi richiamasse, mi esortasse ad avvicinarmi. E quella posizione era come un invito e certamente sapeva che se la vedevo in quella posizione poco dopo sarei arrivavo ad appoggiarmi su di lei e quindi forse inconsapevolmente era seduttrice. Forse la sua era un po’ una torbida e morbosa curiosità sessuale giovanile alla quale non ero abituato e preparato e nel ripeterla si stava trasformando in qualcosa di ambiguo ed equivoco tra noi, ma era terribilmente eccitante per lei come per me compiere quell’atto.

Quei giorni quando si affacciava dalla finestra del bagno io arrivavo dietro e sorridendo e scherzando con lei sempre arcuata a guardare fuori, mi curvavo e sdraiavo su di lei, appoggiavo il cazzo dietro sul suo gonnellino o direttamente sul tessuto intimo se era soltanto con la mutandina, fino ad arrivare a sentire il solco gluteo nella sua lunghezza. Paradossalmente in quei momenti con quelle compressioni quando mi diventava duro, mi procuravo una forma di orgasmo, arrivando anche a eiaculare silenziosamente nella mia mutandina con il fallo durissimo tra i nostri corpi.

Come era prevedibile insensatamente nei giorni seguenti constatando la sua passività e non opposizione arrivai a osare di più, presi a strusciarlo e comprimendolo contro a dondolarmi su di lei. Aurora avvertiva quel mio strusciarsi e dondolio sul sedere che le procuravano sensazioni piacevoli e dietro alle sue spalle percepiva il mio respiro affannoso e lo sguardo su di lei che la scrutava con desiderio morboso e soprattutto la mia eccitazione contro il sedere che era palpabile in quell’aria umida, calda e soffocante. 

Ma quegli atti parevano che non generassero nulla di relazionale tra noi, dopo la mia compressione, lo strusciarmi e il dondolio, quando ci staccavamo ritornavamo come prima a essere padre e figlia, come se non fosse successo nulla. Quel fare finta di niente nei confronti dell’uno all’altro di un evento così vergognoso di un atto incestuoso, che noi pur riconoscendolo come tale non lo rifiutavamo ma accettavamo, offriva fisicamente e per la nostra mente a entrambi un piacere morboso temporaneo ma dannoso, portandoci a una soppressione emotiva della razionalità e al non fuggire dall'esperienza negativa che praticavamo e vivevamo. Sarebbe stato più funzionale per me affrontare il problema, parlare con lei, analizzare la situazione e certamente lei l’avrebbe integrata nella sua crescita personale, usando quell’accadimento incestuoso come qualcosa che seppur non andava fatto era piacevole. E invece ignoravo, reprimevo e rinnegavo l'evento morboso riaffermando le emozioni positive che esso suscitava in me e anzi spesso mi trovavo a giustificarmi a me stesso quell’atteggiamento tra padre e figlia. Naturalmente mia moglie era ignara e non sapeva nulla. In quel momento che andavo alla finestra dove era lei mi annullavo come padre, sopprimevo la mia moralità e consanguineità sopprimendo il mio ruolo di genitore. Quell’accadimento e i nostri incontri erano come legna da ardere per scaldare e illuminare i sensi. E come dicevo l’assurdo era che noi una volta allontanatoci da quella maledetta finestra era come se non fosse successo niente, da buoni borghesi ignoravamo l’accaduto come se non ci fosse stato.

 

La sera del concerto andammo a cenare al ristorante sul lungomare, fu una cena e serata piacevole, bevemmo del vino bianco fresco e ne bevve un po' anche Aurora, il vino fresco era buono con il caldo pasteggiando, anche se lei non era abituata a bere.

Alle 22.30, in anticipo alla solita ora rientrammo a casa, fuori era iniziato da un’oretta il concerto e non si poteva nemmeno camminare, Aurora appena giungemmo a casa si mise subito al davanzale della finestra del bagno a seguire il concerto. Paola mia moglie andò davanti alla televisione e io con il ventilatore acceso, contemporaneamente a leggere e guardare la Tv con lei.

D’estate si sa, fa caldo e come detto spesso mia moglie era in reggiseno e mutandine.

Dopo essermi alzato e aver visto ancora Aurora a quella maledetta finestra, tornai in soggiorno dove mia moglie seduta e ignara della mia eccitazione guardava le repliche di Temptations Island a cui era appassionata e sedendomi le osservai insieme a lei, raccontandomi dei tradimenti, delle paci fatte, dicendomi:” Certo che sono tutte delle libertine le ragazze di oggi…”

Chiacchierammo un po', poi verso le 23.00 iniziò a sbadigliare e mi disse:” Io sono stanca vado a dormire…”

“Io resto a guardare ancora mezz’oretta la Tv e poi ti raggiungo. “Risposi.

“Aurora dov’è?” Mi chiese.

“E’ alla finestra del bagno che sta seguendo il concerto.”

Si alzò borbottando:” Vado sono stanca, mi sta arrivando l’abbiocco…”  L’abbiocco era un termine milanese che usavamo spesso tra di noi in famiglia e indicava una forte sensazione di stanchezza e sonnolenza che sopraggiungeva all’improvviso dopo un pasto abbondante, portando a un irresistibile bisogno di riposo e lei aveva il primo sonno forte.

“D’accordo…” Disse.

Si alzò e andò in bagno a urinare, l’ascoltai parlare con Aurora che guardava il concerto e poi sentii lo zampillo della sua urina nel vaso di ceramica, dopo parecchi minuti sentii aprire la porta del bagno e il rumore dell’acqua del water tirata scorrere. E ricomparve in soggiorno in mutandine e reggiseno dicendo: “Io allora vado a letto …”

Provai senza convinzione nel compierla, di farla desistere, più per giustificarmi a me stesso che per desiderio che restasse: “Ma resta qui a guardare Temptations Island …” Dissi a bassa voce.

Ma fui ben felice quando rispose:” “No, sono stanca preferisco dormire, non sto in piedi intanto ci sono le repliche.” Invitandomi ad andare con lei:” Vieni anche tu?”

“Più tardi Paola, ora finisco la puntata…” E non so nemmeno io perché aggiunsi:” … poi vado a vedere un po' il concerto e poi vengo a dormire.”

Mia moglie si piegò e avvicinò e penso come aveva fatto con Aurora mi diede il bacino della buonanotte sulla guancia e girandosi la vidi in mutandine con la pancia protrudente e il suo sedere grosso entrare in camera già con le mani dietro le scapole a slacciarsi il reggiseno perché lei dormiva senza e si sdraio sul lenzuolo solo con la mutandina, faceva moto caldo.

Abbassai il volume del televisore lasciando solo i lampi del monitor nelle pareti del soggiorno.

Era quasi una mezz’oretta che ero seduto a guardare immagini alla Tv quando come un automa mi alzai di scatto silenzioso, lasciai il televisore acceso senza volume, passai in camera era buio, ma con il chiarore del soggiorno intravvedi mia moglie sdraiata che dormiva senza lenzuolo soltanto con la mutandina e le grosse mammelle nude larghe sul torace. Silenziosamente avvicinai la porta e raggiunsi il bagno trovando Aurora ancora alla finestra appoggiata al davanzale e la vidi ancora con ancora il top e il gonnellino da sera da passeggio. Nella penombra restai fermo un momento a osservarla come in tranche, con il suo culetto che si muoveva seguendo il motivo della musica che arrivava dalla piazza e mi eccitai a vederla. Fissavo inebetito quel giovane sedere proibito, coperto dal lembo di tessuto bianco del gonnellino, inadeguato in quella posizione a contenere la visione del sedere e del suo sesso che faceva capolino dal perizoma. Era sempre appoggiata al davanzale della finestra, compresi subito quali fossero le mie reali intenzioni su Aurora in quel momento e quello mi bastò a togliermi il fiato per qualche secondo in un accavallarsi di sensazioni strane ed eccitanti dentro me. Avevo caldo, sudavo, ero solo con lo slip. 

Mi avvicinai lentamente con movenze quasi feline, come un giaguaro che aveva fiutato sottovento l’odore della femmina in calore ed era sul punto di ghermirla per possederla. Ero come ipnotizzato, drogato.

Aurora era immobile nella sua ignara e spudorata provocatoria posizione ascoltando le canzoni e guardando sotto nella piazza il concertone, mentre io ero paralizzato e eccitato dall’attesa di quello che stava nuovamente per accadere. Andai verso di lei, mi avvicinai in silenzio e senza dire nulla mi sdraiai sopra facendo aderire il suo corpo contro il mio e le mie mutandine contro il suo gonnellino da sera e quasi duro da dentro le mutandine glielo riappoggiai sopra mormorando:” Com’è? C’è molta gente? “

“Si parecchia…” Rispose senza nemmeno voltarsi sentendosi avvolgere da me. Non adduceva nemmeno che aveva caldo come motivazione per mandarmi via.

“È divertente ci sono belle canzoni e gente…?” Aggiunsi io sporgendomi.

“Si!... Ma poi laggiù mi sono dei tipi buffi… ragazzi e ragazze a cui piace fare casino e altre che seminascoste amoreggiano.” E sorrise.

“E cosa fanno?” Mormorai.

“Si accarezzano dappertutto, si baciano anche davanti alla gente!”

“Immorali.” Borbottai io.

Aurora sempre guardando giù dalla finestra restava a parlare con me, io ero col fiato sospeso essendo a dorso nudo soltanto con lo slip e sentendola contro di me avevo quasi smesso di respirare. Il vino mi annebbiava il cervello.

Sentendo le canzoni restammo in quella posizione, con lei sempre ferma senza allontanarmi e a sentirmelo contro il suo culo mi venne ancora più duro e come preso da un impulso incontrollabile e spinto da una forza esterna sconosciuta, eccitato posai le mani sulle sue spalle, le feci scivolare e gliele appoggiai dolcemente sui fianchi, senza stringerli. Successivamente le accarezzai la schiena e tornando su e come preso da una irrefrenabile spinta interiore lo feci anche anteriormente. Rigirai una mano sul torace sfiorandole il seno e accidentalmente con l’anello del dito agganciai la parte superiore del tessuto che agganciata mentre abbassavo la mano si tirò dietro la fascia superiore del top scoprendole involontariamente quasi completamente la mammella sinistra, lasciandola uscire fuori dal tessuto e gliela toccai inavvertitamente. Fu come prendere la corrente elettrica, una scossa di pacere mi invase il corpo. Aurora non reagì, restò immobile e se la lasciò fuori. Alla finestra eravamo nella penombra e nessuno da fuori anche se avesse alzato lo guardo avrebbe visto quello che succedeva.

Vedendo che non aveva nessuna reazione se non quella piacevole di lasciarsela sfiorare dalle mie dita, io in preda all’adrenalina per averle scoperto e lei lasciatosi scoprire una mammella senza reagire, istintivamente abbassai la mano destra dalla spalla pinzando il bordo superiore del tessuto del top dell’altra mammella infilandole a gancio dentro il tessuto il pollice. E abbassando il dito tirai giù volontariamente l’altra parte del top, riuscendo a farlo scendere facendo uscire fuori anche l’altra e con una azione improvvisa, fremente le presi in mano. In quel momento dal piacere assoluto chiusi gli occhi e le tastai con lei silenziosa e consenziente e sentii i suoi giovani capezzoli turgidi spuntare fuori come chiodi. Notando la sua passività e arrendevolezza dopo averle palpate le portai nuovamente sulle spalle, gliele accarezzai e con le dita scesi giù lungo la schiena fino quasi ai lombi. Lei restava immobile a godersi le sensazioni delle mie carezze e non diceva nulla, non reagiva, ascoltava il concerto e lasciava che continuassi ad accarezzarla. Si godeva l’eccitabilità di quella sera osservando sotto di noi la piazza, la gente e alzando il capo il magnifico cielo stellato. Preso da uno stimolo e un desiderio irresistibile vista la sua passività continuai e le accarezzai dolcemente ancora le spalle, le braccia, la schiena e il collo fino alla nuca, facendola dalla piacevolezza che provava piegare il capo di lato. Avvertivo la sua pelle calda e vellutata fremere sotto le dita e iniziai ad avvertire brividi. La sfioravo delicatamente dappertutto sul torace e la schiena, i fianchi. Il mio pene dentro allo slip ormai in erezione era appoggiato esternamente sul suo sonnellino leggero e di conseguenza sulla mutandina, nel solco delle natiche avvertendo che diventava sempre più duro e voluminoso. I nostri corpi erano adesi in uno con movimenti delicati. Era come se fossimo diventati un riflesso di noi stessi.

Lei con i gomiti e gli avambracci sul davanzale non so se volontariamente fece scivolare in avanti il busto, alzando e spingendo per riflesso il sedere indietro ancor più contro di me, mentre il gonnellino strusciava la mia asta dura dentro lo slip e di conseguenza sulla sua mutandina sotto e quindi sul sedere e la eccitavo. In quella posizione dietro lei avevo il torace sulla sua schiena e la pelvi con il mio pene contro il suo sedere a sentirne la forma perfetta, la rotondità e l’incavo del solco intergluteo. E muovendomi dondolandomi avanti e indietro senza schiacciarla, battevo la mia pelvi e quindi la mia asta rigida contro il suo fondoschiena e in quel essere aderenti e urtare ripetutamente il suo sedere avvertivo turbamento perché il mio pene, a quegli stimoli ripetuti e allo strusciare sul suo gonnellino mi divenne sempre più duro. Morbosamente senza quasi rendermene conto stavo mimando un rapporto sessuale.

Si era curvi in avanti, Aurora sul davanzale e io su di lei che spostandosi con il busto in avanti per cambiare postura, di riflesso alzava il sedere restando contro il mio pene in quei movimenti ripetuti e non diceva nulla. Come spinto da un desiderio o un bisogno improvviso, irresistibile le alzai il gonnellino dietro osservando la mutandina bianca e il sedere, bello, arrotondato, perfetto. Aurora al dondolio era doppiamente eccitata, sentiva il mio pene dietro che altalenandosi sul suo sedere di riflesso le faceva urtare e spingere la vulva contro lo spigolo interno del davanzale, procurandole maggior piacere e per reazione, eccitata continuava ad alzare il culo contro di me, in quel sollevarsi fermato e impedito dal mio bacino aderente che spingevo contro lei...

Era così assurdo, alla finestra mimavamo passivamente un apporto sessuale a carponi. Il mio pene si spostava e batteva contro il suo osso sacro o più giù nel solco intergluteo o sulle natiche e in quella posizione alternando lo staccarmi un poco e il battere dondolando sul suo sedere mimavo un amplesso. Era come se non fossi più in me. Probabilmente anche lei imbarazzata lo sentiva rigido attraverso il perizoma battere o comprimere per la lunghezza verticale del pene anche inferiormente al solco intergluteo, sulla vulva essendo imprigionato nello slip, ed io in alcune compressioni avvertivo il suo sesso morbido. Ero imbarazzato, mi vergognavo di me stesso di quello che facevo, che mi fosse venuto duro sentendo il sedere, il solco intergluteo e più in basso la vulva di mia figlia e batterle contro. Ma avveniva tutto in modo silenzioso, quasi pulito, talmente eccitante che non avevo nemmeno il tempo di pensare e muovermi volontariamente e lo facevo istintivamente.

Non era facile restare calmi in quella situazione, il cuore mi batteva fortissimo e sudavo. Ero adeso alle sue natiche e istintivamente spingevo e mi trovai finendo con lo slip e il pene dall’osso sacro giù sotto il coccige all’interno e contro il suo solco intergluteo e più in basso ancora sul perineo, di poco sopra la vulva che dondolando urtavo contro facendola controbattere anteriormente sul davanzale. Aurora aveva le natiche scoperte con il gonnellino alzato e potevo appoggiarmi direttamente alla sua mutandina aderente al sedere che prendeva la forma e la conformazione delle natiche e del solco intergluteo e quindi da questo scendere sulla vulva. Lei nei movimenti del dondolio del mio bacino tacita si lasciava urtare e strusciare. Anche se avrei voluto non farlo, fu più forte di me, sentire la compattezza soda dei suoi glutei, del perineo con la morbidezza della vulva soffice poco più in basso all’interno del tessuto intimo, mi provocò maggiormente l’erezione e spingendo sopra e contro essa ci finì la parte superiore del mio cazzo piegato verso il basso con la cappella. Avvertendo contemporaneamente nelle narici il sudore e il profumo del suo collo e dei suoi capelli...

Battevo il cazzo duro contro la mutandina di Aurora che le copriva il culo e la sua giovane figa. Mi rendevo conto che era un atto di libidine incestuosa quella che praticavamo, ed ero spaventato da quello che stava avvenendo perché Aurora sentiva la mia durezza appoggiata al suo sedere e alla vulva, e i nostri sessi erano separati soltanto dagli indumenti intimi leggeri che indossavamo, io lo slip bianco e lei dal velo di tessuto della mutandina che le ricoprivano la vulva...

Avvertivo il riflesso dell’urtare il mio corpo contro il suo, lei certamente restando ferma sentiva battere la mia asta dura dietro di lei, tra le natiche e in basso sulla vulva e io sul pene duro, e muovere i testicoli eccitandoci entrambi contro la nostra stessa volontà facendomelo venire duro come una pietra.

A un certo punto preso dall’eccitazione abbassai lo sguardo e le guardai il sedere, sudato tirai più su il gonnellino e accarezzandole le natiche come un automa presi l’elastico e le abbassai un poco la mutandina, facendo apparire la parte superiore delle dei glutei e il suo solco intergluteo e mi riappoggiai sopra, lei che restava immobile osservando o facendo di farlo i passanti.

Non so cosa mi prese, in quel momento, avvertii uno stimolo e qualcosa che mi induceva a compierlo, presi nuovamente per l’elastico la sua mutandina e l’abbassai ancora giù, scoprendole completamente il sedere e, appoggiai la mia asta dura fasciata dallo slip al suo solco intergluteo e alla sua pelle nuda sfregandolo lil mio slip direttamente tra i glutei senza protezione, accarezzandole con la mano la nuca e i capelli. E le piaceva, si lasciava strusciare e tirare i capelli dolcemente, predisponendosi e accompagnando istintivamente i miei movimenti. 

A quella situazione e eccitazione portai nuovamente le mani ai suoi fianchi e alzai il gonnellino a scoprirla completamente anche sui lombi e morbosamente eccitato prendendole ancora per l’elastico feci scendere lentamente la mutandina a mezza coscia lasciandole tutto il suo meraviglioso culo fuori. C’era da impazzire, l’avevo quasi denudata con il seno, il culo e la parte superiore delle cosce scoperte. Infatti lei era sempre appoggiata con i gomiti sul davanzale piegata quasi a 90 e mostrava e spingeva indietro e verso di me il suo bel culetto ormai confusa e smarrita anche lei.

Come un automa, affannato e tremando per la consapevolezza di quello che stavo compiendo, con la mano davanti abbassai il mio slip e lo feci balzare fuori il mio cazzo, duro come il ferro, come non era mai stato con mia moglie e l’appoggiai subito nudo sulla sua pelle per impedirgli libero di oscillare eretto. Volevo che fosse soltanto un gioco incestuoso di strusciamento, mai e poi mai avrei pensato di realizzare di possedere mia figlia e sono certo che lo pensasse anche Aurora. Dall’osso sacro, oramai nudo appoggiato alla sua pelle vellutata lo strusciai nel solco intergluteo per la sua lunghezza tra le sue chiappe sode e rotonde parecchie volte dal coccige al perineo di seguito invece di tenerlo premuto verticalmente che in piena erezione non ci stava e mi faceva male, lo misi orizzontale tenendolo con le dita per non farlo oscillare libero. Quando, fu orizzontale mi misi a urtare con il glande lungo il solco, a giocare dondolando verso di lei, andando irrazionalmente sempre più giù. Sempre battendoci direttamente la cappella contro, tra la musica e il vociare che arrivava dalla piazza a noi, dondolandomi e agli urti scesi tanto che arrivai con il glande al perineo, dove lo sentii delicato e le spingevo sopra con la cappella come a volerlo penetrare.

Intanto da quella posizione, sudato e sempre più eccitato il passo fu breve, dondolando involontariamente scivolò verso il basso urtando contro l’unione inferiore delle sue grandi labbra e peli che in quella posizione a 90 gradi l’unione diventava superiore, la vulva era rovesciata. Era tremendo, lei stava ferma, non diceva nulla mentre la urtavo direttamente con il glande, era chiaro che le piaceva.

Come preso da un impulso irrefrenabile, dietro lei iniziai a baciarla sul collo a portare le mai su e a stringerle il seno a suon di musica del concertone e farla inarcare, muovere con il corpo, e in quei movimenti lo sentivo urtare e strusciare esplicitamente tra le grandi labbra gonfie, soffici e umide. Ne avvertii i peli sulla cappella e lei invece di allontanarmi a percepire la cappella contro la vulva, per reazione al piacere che provava continuò a strofinarsi contro di me a muovere il sedere.

Nel frattempo che mia moglie a letto riposava tranquillamente io ad Aurora le facevo sentire battere e premere il mio glande e la mia asta sulle sue parti intime e nella foga eccitatoria prendendola per i fianchi la tirai leggermente verso di me con il sedere per urtarla meglio, agevolare la spinta e aumentare il dondolio. E oltre i peli pubici, in modo incredibile avvertivo l’umidità e la cappella bagnata dai suoi umori sulla vulva.

Sulla fessura oramai umida formata dalle grandi labbra vaginali unite, con il cuore fermo e le mani tremanti accarezzandole i glutei continuai a dondolarmi dando colpetti e spinte leggere con il glande su di essa, nel mentre guardando giù dalla finestra vedevamo il palco del concerto in musica con i cantanti e la gente che danzava sotto di noi. Con scelleratezza continuai a muovermi urtando volutamente il sedere di Aurora in quel dondolio piacevole alternando il premere sul solco intergluteo o le sue natiche sode, proseguendo ad accarezzarla sulla schiena, il seno e il sedere.

Le avevo alzato il gonnellino completamente sui lombi e la mutandina che indossava tirata giù quasi a mezza coscia scoprendo del tutto il sedere facendo apparire al naturale la forma del suo splendido culo simmetrico e meraviglioso, tanto da sembrare scolpito. Era pallido color della luna con il segno dell’abbronzatura del costume. Accarezzarlo e toccarlo in quel contesto mi eccitava essendo in erezione e col fallo contro di lei, colpendo e strusciando la vulva con il glande, avvertendo sotto le dita la sua pelle calda dal sole e dalla situazione erotica e incestuosa vibrare. Continuando a battere il pene sulla vulva pareva che avessimo un rapporto sessuale a posteriori, ma erra tutto esterno e come detto a seconda dei movimenti invece di urtarlo glielo strusciavo nudo sul perineo e sul solco intergluteo strofinandolo delicatamente sulla pelle e sulla vulva.

Impulsivamente in quel modo sporgendomi in avanti e accarezzandola a casaccio, mi capitò in mano il fianco e nell’oscillare su di lei dai lombi infilai la mano all’interno del top, tra la sua pelle vellutata nel palmo e il tessuto sul dorso e la strusciai sulla cute dal basso verso l’alto lungo la colonna vertebrale e gliela accarezzai a lungo procurandole brividi di piacere. Nella frenesia la tirai fuori l’allungai e la girai all’esterno del top e morbosamente eccitato cercai e trovai le mammelle ancora fuori da esso e mi accorsi toccandole che i suoi capezzoli erano sempre turgidi e eccitati all’inverosimile. Palpai delicatamente il seno che sodo, giovane e fresco scendeva senza dondolare come se fosse tutt’uno con il torace.  

Era terribile e meraviglioso allo stesso tempo quello che provavo, essere lassù al terzo piano con lei sul davanzale e la bolgia festosa sotto di noi ignara di quello che compivamo e mi dava una sensazione di vertigine e vuoto al cuore e allo stomaco come quasi essere sospesi in aria quando guardavo giù, aumentando piacevolmente le pulsazioni cardiache e sessuali.

Nelle carezze potevo tastare il seno e i capezzoli sporgere in avanti, duri come rocce.  Era tremendo, volevo e non volevo toccarglielo, ma non riuscivo ad essere padre, distaccato e a resistere, e le sue mammelle rigogliose delicatamente e volontariamente venivano accarezzate dalle mie mani che con le dita la sfioravano e titillavano, avvertendo nel farlo i suoi fremiti di eccitazione che le scorrevano attraverso la pelle. Il seno di Aurora non era voluminoso, ma fiorente e già sviluppato bene nel suo aspetto erotico e lei senza volerlo in quella semioscurità della tarda serata o prima notte lasciava che libero e nudo piegata su quel davanzale glielo manipolassi e lo sentissi in mano.

Nelle spinte sempre con il mio dondolare dolce e delicato, avanti e indietro dove le urtavo la cappella nel solco intergluteo, sulle natiche compatte o sulla vulva, lei smaniando si muoveva alzando e spostando un sedere a destra, sinistra, in alto e in basso. Casualità volle senza volontà che in quelle manovre di movimento il fallo da solo scivolasse verso il basso e con la cappella si posizionasse proprio sul perineo tra la vulva e il solco intergluteo, senza che io lo spostassi o lei mi dicesse di farlo e scelleratamente lo lasciai li.  Ci furono ancora movimenti lievi tra noi e il fallo eretto con il glande scese nuovamente in modo naturale scivolando sugli umori vaginali di Aurora che fungevano da lubrificante e andai a urtare con il glande i peli la e l’unione delle grandi labbra vaginali che creavano la fessura vulvare.Il fallo nudo si mise non più in lunghezza piegato verticale contro il suo sedere adagiato su di esso, ma eretto e orizzontale, con il glande che puntava direttamente contro la vulva con i peli umidi. Ma nonostante quella situazione con il cuore fermo e le mani tremanti ripresi a altalenarmi dolcemente contro di lei dando colpi e spinte delicate non più con il dorso del pene, ma direttamente con il glande sulla vulva, lungo la fessura che era diventata umida dal suo piacere passivo. Intanto che Aurora fingeva di guardava la piazza e ascoltare il concerto io continuavo a dondolare, urtandole il sesso in quell’oscillare piacevole, dove lei spingendo indietro per reazione alle mie spinte in avanti lo sentiva non più premere in lunghezza, ma puntare direttamente contro il suo sesso con la cappella.

Ero sudato e sempre più eccitato. Era tremendo, Aurora restava ferma a lasciarselo appoggiare nudo direttamente sul sesso, soffiava e ansimava come una gatta in calore e la musica copriva tutto. Non si muoveva ne diceva nulla, era chiaro le piaceva.

“Dio mio che sto facendo…?” Pensai in un momento di razionalità sentendomi padre …” È mia figlia…” Ma vedendo la sua passività, sentendo il calore del suo corpo e avvertendo il suo respiro forte e ansioso eccitato non mi fermai e agitato con il sottofondo musicale che arrivava dalla piazza mi eccitai di più.

In quell’estasi paradisiaca che mi avvolgeva continuai ancora, con il pene che oramai era diventato di marmo, ad alternarlo nel perineo e a battere più in basso sulle grandi labbra vaginali continuando ad accarezzarle la schiena e il sedere.

Era accalorata da quello che stava avvertendo anche per lei nuovo, soffiando eccitata contro i denti cominciò ad abbassarsi e estendersi inarcandosi con la schiena, con la testa fuori dalla finestra allungando il corpo anche esternamente e di conseguenza spingendo il sedere indietro contro di me.

Avvertivo la sua fragranza profumata diffondersi nell’aria calda intorno a noi investendomi in un brivido di esaltazione, il calore giovanile del suo corpo e il profumo dei capelli da ragazza per bene entrarmi nelle narici insieme all’odore del suo sudore.  La sensazione combinata dell’olfatto del suo corpo contro il mio, della sua vulva contro il mio pene si trasmetteva ai testicoli contraendoli.  Potevo solo immaginare come si sentisse lei piegata sul davanzale con il mio pene duro che con la cappella sbatteva dolcemente a posteriore contro la sua vulva.

Non riuscivo a fermarmi e a staccarmi da lei, non ero più in me, scelleratamente prendevo quella situazione come un momento passeggero, come un gioco, convinto che a un certo punto avrei smesso e giocando in quel morboso atteggiamento erotico, scelleratamente mimavo un rapporto sessuale con Aurora. Ma lei non mi allontanava, restava a sentirsi battere piacevolmente la cappella nuda sulla figa, eravamo tanto presi dalla tensione e esaltazione che avevamo in corpo che non ci rendevamo conto del rischio che correvamo. Nell’eccitazione non avevamo il tempo di fare o pensare che quel oscillamento che mimava un rapporto sessuale a tergo era pericoloso. Al ché tra la musica e il vociare in piazza proseguimmo nel nostro peccare incestuoso eccitante.

Dondolando il bacino verso di lei, di conseguenza la cappella urtava direttamente contro la sua vulva che ormai era umida, bagnata di umori, con lei che davanti a me continuava a reagire smaniando, incominciando a muovere il culo per reazione al piacere un po' a destra e un po' a sinistra., scuotendo con la testa i capelli dietro i suoni vocali della musica del concerto in piazza che coprivano i suoi mugolii. Ero esaltato e infuocato come lei d'altronde e nella mia morbosità continuavo a darle colpi leggeri a posteriore a intermittenza, ritmati, oramai direttamente sulla fessura del sesso simulando scelleratamente a occhi semichiusi di avere un rapporto sessuale.

Spingevo il bacino e il mio pene, non più a premere appoggiato come avevo compiuto all’inizio, ma visto la sua partecipazione passiva lo puntavo e battevo contro la sua vulva in modo orizzontale, leggermente, in maniera percettibile con la cappella e continuai a dondolare urtando la fessura delle grandi labbra in quell’oscillare piacevole, ed erano secondi quelli che sembravano durare una eternità. Con il cuore fermo e le mani tremanti mi altalenavo dolcemente contro, mentre lei fingeva di guardare la piazza e ascoltare il concerto. 

Fu in quel preciso momento che il contatto tra i nostri corpi si trasformò. Ero all’apice dell’eccitazione, delicatamente stavo urtando ripetutamente il pene a colpetti ritmati contro le sue labbra vaginali unite e ricoperte della fresca peluria rigogliosa ormai fradicia dal suo piacere passivo che ogni volta che la colpivo inumidivano maggiormente la mia cappella, quando ebbi un tuffo al cuore.

Sembrò che mi si fermasse, avvertii con il glande nudo che battendo sopra la fessura tra le grandi labbra umide dei suo stesso piacere si stavano lentamente dischiudendo autonomamente, come un fiore che sbocciando i petali si aprivano. Ed era come se desideravano riceverlo e nel sentirsi battere favorivano leggermente la penetrazione a ogni urto che davo nella spinta e la cappella a ogni dondolio dolce con lieve pressione colpendola, le schiudeva e entrava sempre un pochino' di più. “Era terribile.

“Devo fermarmi … devo fermarmi…” Pensai ansioso e agitato capendo quello che stava per avvenire, ma subito eccitato mi ripetei: “Ancora un po'! Le batto la vulva ancora un pochino con la cappella e poi la tolgo…smetto.” Ma non mi rendevo conto che non ero nella condizione di decidere nulla.

In quel dondolio leggero dello scontrarsi sulla vulva ormai palpitante in modo libero e naturale, per risposta all’urto e al richiamo di sangue, solo ad appoggiarsi la cappella la dischiudeva maggiormente. Aveva il fuoco dentro e per reazione al piacere la vagina in forma fisiologica si dilatava. Era la reazione del suo corpo che segnalava che la vagina dilatatasi, inumiditasi e auto lubrificatasi completamente in ogni sua parte dai suoi umori aveva preparato il canale vaginale ed era pronta a ricevere il fallo, ad essere penetrata, e palpitava contraendosi come se richiamasse il glande per risucchiarlo dentro con le sue grandi labbra. Era il segnale del corpo che richiedeva la penetrazione come un bisogno fisiologico e che era anche pronta ad essere sverginata, e con quegli spasmi era come se mi sollecitasse a proseguire.

A quella sensazione preoccupato e spaventato in un momento di razionalità pensai:” No ora basta…basta…! Lo levo… Non posso continuare.” Ma avevo la cappella con la parte iniziale del glande già dentro le grandi labbra, sull’entrata della vagina di Aurora. Volevo tirarlo fuori, Dio mi è testimone ma assurdamente non ci riuscivo era come se ci fosse qualcosa che me lo impedisse.

Esternamente sentivo la peluria e labbra bagnate di umori ma a un certo punto con uno scatto di volontà mi fermai per smettere, ma mentre ero immobile in uno stallo decisionale, sentii il suo sedere dare dei colpetti indietro come a chiedermi di muovermi e continuare.

 Sudato e agitato mi ripetei ancora: “Ancora un po' e poi basta…questa volta basta davvero…!”  E muovendomi avvertii che il glande entrò ancora un poco, quasi tutto e si fermò subito, non procedeva più in avanti, era come se fosse giunto a fine corsa, che ci fosse un’ostruzione, una barriera contro la cappella. E c’era davvero, era l’imene della sua verginità.

“E’ l’imene…” Considerai e patetico, morboso, sudato, eccitato, scellerato e incosciente invece di toglierlo gli dondolavo delicatamente contro con il glande, con spinte leggerissime appena percettibili ma bellissime per me e per lei che ormai sentiva la cappella dentro. Non mi rendevo conto di quello che facevo, accaldato e tachicardico avrei dovuto smettere, avevo caldo e come lei sudavo. Le pressioni del glande sull’imene erano dolci, come spinte come date a una rete tesa, che leggermente fletteva e poi tornava come prima, ma all’improvviso successe un evento inaspettato e accidentale, mentre il mio glande era sull’apertura della vagina fu come se una mano dietro, sui lombi pressasse con forza, forse la mano del diavolo per me credente. Mi sentii spingere in avanti e avvertii la cappella premere con vigore sull’imene e all’improvviso    ebbi un tuffo al cuore e lo sentii entrare tutto nella vagina di Aurora senza alcuna resistenza. Sconvolto capii   che la resistenza dell’imene aveva ceduto alla potenza della cappella. Lei tirò un urlo quando si lacerò la membrana dell’imene e il fallo entrò dentro, coperto dalla musica proveniente dalla piazza. E sussultò in avanti portando per riflesso il sedere più indietro quasi a auto penetrarsi maggiormente. Mi spaventai sentendomelo entrare tutto liberamente fino in fondo nella vagina di Aurora:” Dio che ho fatto! ...Che ho fatto?... L’ho sverginata” Pensai sentendolo scivolare e scorrere dentro la sua figa bagnata di umori vaginali e di piacere. 

Lei a sentirmi entrare con la mia asta dura ebbe un gemito, guardò avanti, alzo la testa e i capelli indietro e io come in uno stato di incoscienza incominciai a muovermi dentro di lei…. Fu sconvolgente. Non solo stavo chiavando mia figlia, ma l’avevo pure sverginata ….

A possederla avvertivo il caldo umido della sua vagina e mi eccitavo sempre di più, sentivo la sua figa calda palpitante schiudersi maggiormente producendo e lasciando uscire nelle contrazioni vaginali i suoi umori schiumosi del piacere. D’istinto staccandomi un poco lei spinse indietro il culo e io in avanti in modo da penetrarla a fondo e sentirla ancora più contro di me, i miei inguini contro i suoi glutei arrotondati ad aderire e staccarsi ritmicamente. Portai le mani giù e iniziai ad accarezzarla oltre la schiena, il fianco e le cosce sul retro e staccandomi un poco da lei anche il culo. I nostri respiri si fecero più forti, intensi e ansimanti.

L’eccitazione e il poco vino bevuto da lei essendo astemia, le scaldarono il sangue, lo stesso a me e non potevo farci niente, cercai capendo la situazione di trattenermi maledicendomi ripetendomi mentalmente:” Che io sia maledetto…  maledetto… per quello che sto compiendo” Ma intanto godente continuavo a chiavarla e muovermi dentro di lei e dopo aver pensato quelle parole come se niente fosse accaduto continuai a chiavarla.

CHIAVATA  XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

Lei probabilmente era paonazza in viso, sporta dalla finestra con l’addome piegato bene sulla battuta interna del davanzale, a novanta gradi davanti a me con la gonna su e la mutandina giù a mezza coscia, quasi alle ginocchia e sconsideratamente prosegui a chiavarla. Era bellissimo sentire intorno al cazzo il calore umido della sua figa appena sverginata con lei che godendo guardava di sotto in piazza la gente cantare e divertirsi. Provando piacere sempre maggiore cominciò ad agitare i fianchi mentre la penetravo, accompagnandoli con il movimento rotatorio del sedere per agevolare la ricerca della postura comoda, alzandosi sulla punta dei piedi per sistemare bene il sedere e l’addome contro la battuta intera del davanzale, assestandosi con un gemito, ansimando e soffiando più volte.

Seguitai a muovermi e possederla, mi piaceva il caldo della sua figa giovane e certamente odorosa, la desideravo tantissimo, la stavo chiavando, con lei quasi in piedi mentre andavo incontro al suo sedere con le mie spinte e il fallo in vagina.

A un certo punto la sentii respirare forte, soffiare come le gatte in calore, irrigidirsi con il corpo, muovere il sedere ed emettere suoni che sentivo nell’ansare insieme alle canzoni, la vidi inclinare la testa in basso verso la piazza con tutti i capelli davanti ansimando:” mmmhhhhh… oooohhhhh “Coperto dal vociare forte della gente e dalla musica della piazza e sentivo i suoi gemiti che gli altri non potevano ascoltare, ma io che ero adeso a lei si, e la sentivo godere.

“Mio Dio…” Pensai:” Sta godendo… sta godendo con me che sono suo padre, non è possibile. La sto chiavando davvero… è mia figlia…” Mi ripetevo nei pochi momenti di lucidità.

La sentivo fremere, irrigidirsi e smaniare allo stesso tempo, fremere con il mio pene eretto in vagina.  Capii e sentii che stava godendo, avendo un orgasmo… muovendosi in quella condizione di sua iniziativa con il mio fallo dentro di lei.

 Era un gemito quello che emetteva basso e lungo a intermittenza, spezzato nel suono dai movimenti del suo stesso godere, non guardava più giù la piazza, ma scuotendosi teneva la testa bassa e gli occhi chiusi probabilmente vergognandosi che io la possedessi e che godesse con me, suo padre lì in una finestra. Ogni tanto alzava su la testa ansimando e respirando forte e brevemente, per poi riabbassarla. Emetteva suoni, gemiti e sospiri, gorgoglii e mezze parole che riuscivo a malapena a capire tra il suo ansare e la musica esterna. 

Spontaneamente e istintivamente incominciò a partecipare al rapporto sessuale, alla congiunzione carnale dei nostri corpi e con le mani appoggiate davanti sul davanzale si lasciava possedere, talvolta spingendo indietro il sedere auto penetrandosi maggiormente come a voler gustare quel piacere a fondo, quel fuoco che aveva dentro la vagina e la faceva godere per la prima volta in vita sua così tanto... Il suo era un orgasmo lungo e prolungato come capita a molte ragazze della sua età, una serie di piccoli orgasmi intensi e profondi tutti insieme uno dietro l’altro da sembrarne uno unico e lungo.  E per impulso mossi ancora le mani a casaccio e finirono sui fianchi, sulle spalle, sul seno e sulle braccia per poi farle scivolare su di esse accarezzandole fino alle mani sul davanzale, posandogliele sopra e in quella posizione da sconsiderato glielo spingevo di più dentro il suo sesso, aumentandole il piacere e l’orgasmo.

A un certo punto in quel sentire godere mia figlia nelle contrazioni della sua giovane e post verginale vagina, avvertii un enorme calore sprigionarsi nella pelvi, il cuore prese a pulsarmi forte, il respiro diventare corto da ansare e i testicoli contrarsi violentemente più volte e diventarmi duri quasi da farmi male. Capii che stavo per venire, l’orgasmo, stava per sopraggiungere e non volevo, non volevo godere e eiaculare per mia figlia, su di lei e con lei.  Era terribile la sentii ansimare ancora, probabilmente godere e in quel momento tolsi la mano da sopra la sua e la tirai su con le dita aperte su sulla sua giovane mammella comprimendola oscenamente contro di lei. La sentivo lasciarsi andare con la schiena verso di me che l’abbracciavo e gemere in un modo che sembrava quasi ridere o un piangere giovanile, non capendo nemmeno quale fosse la sua reazione alla mia stretta sulla sua mammella e senza rendercene conto i suoi suoni, la musica e la sensazione del suo corpo sotto il mio ci portarono all’orgasmo.

Il mio respiro ansante era forte al suo orecchio e anche lei in quel sottofondo musicale fremendo capì cosa mi stava accadendo, ma non disse nulla, ansava insieme a me.” Non volevo, non volevo godere con lei, Dio mi è testimone…” Ma l’eccitazione e il desiderio di possederla era tanto che non resistetti e avvertii l’orgasmo forte è potente arrivare sentendo il pene rigido fasciato dalle pareti della sua vagina calde-umide contrarsi anch’esse. Cercai di trattenermi di contrarmi per bloccarmi dal godere ma non ci riuscii, avevo vergogna di me stesso, non volevo provare piacere, non volevo eiaculare per mia figlia, per lei… e il cazzo dentro si muoveva sempre quasi autonomamente. Venni preso come da una vertigine, una vampata di calore enorme che dai testicoli salì e si irradiò a tutto il corpo, non resistetti più, non ce la feci, non riuscii a trattenermi fu più forte di me, della mia volontà.

Mi lasciai andare e avvertendo i testicoli irrigidirsi e contrarsi maggiormente quasi violentemente e muovendolo ancora dentro la sua vagina avvertii lo sperma salirmi dalle vescichette seminali su, entrare in uretra e correre veloce come un fiume in piena verso il glande e il meato uretrale per uscire. Tra il tremore e quella sensazione mi divenne durissimo e lo tirai fuori dalla vagina velocemente.  Ed eretto e rigido lo adagiai per la sua lunghezza nel solco intergluteo e la cappella sull’osso sacro, al confine con la gonna tirata su e la sua schiena nuda e respirando forte dal meato uretrale cominciai a eiaculare provando un immenso piacere, una scossa elettrica in tutto il corpo, un godimento e un orgasmo unico mai provati prima. Dalle sue labbra contemporaneamente uscì un:” mmmmhhhh…  Oooohhh…” Ovattato, spezzato, cantileniate e ansimato dal piacere che sentii solo io uscirle dalle labbra in quel momento. Uscì bianco e gelatinoso ed esplose, eiaculai, si eiaculai abbondantemente il mio sperma gelatinoso e caldo sul suo sedere, sulle natiche e la zona lombare. con una intensità e un piacere mai provato prima con mia moglie, sopra il suo corpo perfetto, sulla sua pelle giovane, posizionando e tenendo schiacciato il pene rigido tra me e le i suoi lombi e il mio addome. Pochi secondi e mi svuotai completamente dello sperma su di Aurora.

E in quella posizione l’abbracciai ancora e premetti più forte e anche lei si contrasse al piacere sentendo la spinta delle mie mani sulle sue e il mio pene ancora duro e lungo per tutta la sua lunghezza sopra il solco intergluteo.

Lei con un gemito improvviso come se cantasse tirando su il capo come sfida a quella piazza guardò il pubblico del concertone ignaro, come a volerlo sfidare, osservarlo e farsi osservare e continuò a godere.

Avrei voluto gridare anch’io dal piacere, ma non lo feci, c’era mia moglie in camera che dormiva.

La tirai e la strinsi a me forte, ansimando nel suo orecchio facendole capire tutto il piacere che provavo in quella situazione con lei. Era terribile ma meraviglioso, l’inferno e il paradiso insieme, una sensazione bellissima quella che provavo, estasiante e la stavo vivendo e facendo viverla a mia figlia.

E d’impeto, anch’io come mia figlia per la vergogna di godere con lei, soffiandomi sui denti dal piacere, ansimando abbassai la testa dietro la sua spalla… e le baciai i capelli insieme al mio respiro intenso e breve le soffiava sulla sua schiena e godevo ancora comprimendo il mio pene che aveva eiaculato tra il suo coccige, il solco intergluteo e il mio addome, e mi lasciai andare a quel calore che avverto dentro di me.

Smisi di comprimere su di Aurora e mi tirai su portando le mani a stringersi alla sua vita e si piegò non più a novanta ma a 45 gradi, quasi eretta sul davanzale con il culo in fuori verso me, ancora ansante e la pelle macchiata dal mio sperma con striature rosso sangue…Era quello della sua verginità, l’avevo deflorata io… ma non aveva provato dolore.

A vederla macchiata dallo sperma tirai forte il rotolo e presi della carta igienica e come a voler cancellare tutto quello che era avvenuto gliela passai sopra pulendola dal liquido seminale e ne presi altra e da dietro le pulii la fessura della vulva bagnata d’umore, sudata, sporca di sangue e ancora gonfia e palpitante dal piacere e da dietro salii e la pulii anche nel solco intergluteo mormorando:” Era la prima volta?”

“Si!” Rispose senza guardarmi.

Sentii una fitta al cuore e mi allontanai da lei stravolto maledicendomi, era terribile quello che avevo compiuto, avevo schifo di me stesso. Esortai mia figlia di lavarsi bene, di togliere lo sperma sulla pelle senza toccarlo con le dita e senza toccarsi il sesso.

” Lo so papà!” Rispose soltanto.

E la vidi che si spogliava completamente davanti a me togliendo tutto era la prima volta che la vedevo nuda completamente, il suo triangolo di peli pubici e i capezzoli ancora turgidi e agitato a guardare il suo corpo fresco e giovane pronunciai:” Lavati bene il sedere con l’acqua fresca…”  e confuso la lasciai nel bagno e me ne andai in soggiorno davanti a televisore acceso ma muto. Ero pentito e distrutto di quello che avevo fatto, mia moglie dormiva, fissavo il televisore senza guardarlo, come se fossi ipnotizzato. Mi alzai quando la sentii uscire e entrare in camera sua, allora andai in bagno a lavarmi io, mi feci il bidet guardai il mio fallo che era translucido degli umori del godimento di mia figlia con strie di sangue sulla cappella e spaventato dell’accaduto mi lavai più volte. Poi tornai a letto vicino a mia moglie come se volevo che mi proteggesse, anche lei era quasi nuda, soltanto con la mutandina, con il suo sedere grosso e le mammelle pendenti sui lati del torace, niente in confronto al corpo di Aurora. Vergognandomi mi assopii vicino a lei, ma dormii male con tormento.  Mia moglie continuò a dormire con il seno nudo, era bello ma grosso e maturo.

A letto nel silenzio della stanza pensavo: “Mio Dio… ma che ho fatto…? Che ho fatto…? Ho fatto sesso con mia figlia, lo sverginata, ho goduto con … con lei…” Ero demoralizzato, pentito, disperato, non avrei voluto che succedesse, ma sentivo ancora i testicoli caldi e un leggero formicolio piacevole. Nonostante il mio malessere era stato bello chiavarla, mi era piaciuto anche se non volevo e avevo praticato un incesto.  E inoltre l’avevo deflorata io.

Nella notte dormendo a tratti, nei momenti che ero sveglio anch’io come il padre della ragazza del toro meccanico mi ripetevo: “Appena torneremo a casa dimenticheremo tutto!... Anche lei dimenticherà!” Convinto che tutto sarebbe passato. Poi riflettendo e guardando il soffitto buio pensai: “Non posso certo fare vedere a Paola mia moglie le mutandine di Aurora sporche di sangue e di sperma, se no capirà tutto…” E decisi di gettarle. Così nella notte mi alzai, presi le mie e le sue mutandine che avevo messo nei panni sporchi, le misi in un sacchetto e la mattina seguente li gettai nel contenitore di spazzatura del mio vicino, per essere più tranquillo se fosse successo qualcosa che qualcuno per qualsiasi motivo o per caso li avesse trovati, anche lui aveva una figlia di diciotto anni.

Tornato a letto mi assopii verso il mattino. Quando mi svegliai mia moglie non c’era affianco a me, mi alzai, andai in cucina e la vidi in piedi solo con la mutandina su quasi all’ombelico e il seno che le pendeva davanti che stava preparando colazione, poco dopo dietro di me arrivò mia figlia anche lei in mutandina, perizoma e canotta e si sedette assonnata sulla sedia e mi guardò di sfuggita.

Mia moglie ignara passandoci le tazze del caffè-latte chiese:” Bè come è stato ieri sera il concertone? Vi siete divertiti, lo avete visto tutto?”

Rispose mia figlia sorseggiando il latte: “Si bello… è stato molto bello. “

Io restai in silenzio, ero ancora sconvolto dall’accaduto e lo era anche Aurora ma non lo davamo a vedere, come se non fosse successo nulla.

La giornata proseguì, come gli altri giorni andammo al mare ma io ci pensavo sempre e alla spiaggia mentre la vedevo in bikini parlare con i ragazzi attorno che la corteggiavano, mi ingelosivo, era mia Aurora… A casa,

quando guardavo la Tv e a letto pensavo e ripensavo a quello che era accaduto e quel continuo pensarci mi agitava, oramai guardavo mia figlia con occhi diversi e lo stesso lei a me, non ci vedevamo più come un padre e una figlia, ma come un uomo e una ragazza.

Nei giorni che seguirono al mattino a casa mi svegliavo con il pene in erezione ma non per mia moglie, ma per Aurora e il primo pensiero era per lei e a quello successo sere prima. Anche lei mi osservava in silenzio senza mai dire nulla, il nostro rapporto era fatto di sguardi.

Così una mattina dopo la colazione mia moglie uscì a fare la spesa nei negozi in piazza, io e Aurora restammo soli in casa, lei era seduta nel divano che leggeva, io andai in camera e non so cosa mi prese, un momento di follia, nel cambiarmi restai volutamente nudo, me lo toccai da farlo diventare semirigido e poi senza uscire dissi:” Au…!”

“Si papà!” Rispose.

“Per favore mi prendi steso il mio slip che è sullo stendino.”

Lei andò e quando torno ed entrò in camera nostra ero completamente nudo, con il pene non proprio in erezione ma quasi al pensiero di quello che compivo. Lei mi guardò automaticamente e gli occhi le caddero sul mi fallo, lo guardò ma non disse nulla, soltanto:” Tieni papà…” Allungandomi il braccio e passandomi lo slip, poi si voltò e uscendo le chiesi:” Vai in soggiorno a leggere?”

“No! Vado un po' alla finestra a guardare giù in piazza.” Rispose mentre indossavo lo slip.

Era un segnale, un invito? Non lo so! So soltanto che poco dopo andai in bagno e la vidi affacciata, mi avvicinai dietro e guardando sotto dissi:” C’è qualche novità?”

“No…guardo così…” Mi appoggiai e silenzioso le tirai su il prendisole, le scoprii il sedere e giù la mutandina con lei quieta e andai avanti finché avemmo un altro rapporto sessuale con penetrazione sempre in quella posizione, più intenso e bello del primo. Poi quando tornò mia moglie, oramai pronti andammo al mare, lanciandoci uno sguardo complice tra noi. Eravamo diventati incestuosi e forse amanti.

Lo rifacemmo ancora un paio di volte in quella finestra mentre eravamo in vacanza. Alcune sere che Paola dormiva, Aurora si metteva sul davanzale in mutandine a guardare la piazza e io vedendola anche se non avrei voluto più farlo, le arrivavo dietro e senza dire niente mi adagiavo su di lei e incominciavo a toccarla, accarezzarle la schiena e baciarle i capelli, tutto in silenzio e nella semioscurità. Dopo quella sorta di preliminari silenziosi le abbassavo le mutandine sulle cosce e dopo essermi strusciato su di lei come la prima volta la penetravo e chiavavo in quella posizione. La chiavavo in quel modo accarezzandole la schiena, le braccia, il sedere e le cosce, la chiavavo così a tergo come un animale… La baciavo sul collo spostandole i lunghi capelli biondi in avanti mentre lo spingevo dentro e lei ansimava.

Ci pensavo continuamente avevamo iniziato un incesto silenzioso, senza parlarci e piaceva a entrambi praticarlo e quel pensarci mi agitava, eccitava e deprimeva al punto che riflettendo mi dissi: “Il pensarla, il desiderarla e l’eccitazione che provo verso di lei quando la possiedo è solo dovuta al fatto che c’è l’occasione di quella maledetta finestra. E accidentalmente tramite essa ho avuto dei rapporti sessuali che consenziente li auspica anche lei. Ma appena rientreremo a casa dimenticherò tutto.” 

Ne ero certo. Mi vergognavo di me stesso quando solo riflettevo sul pensarla e desiderarla, a volte quando eravamo soli in casa e sapevo che era in bagno o in camera entravo all’improvviso mentre era nuda e l’ammiravo nel suo corpo perfetto e lei non si copriva nemmeno e maliziosa in silenzio si lasciava scrutare nuda da me… nelle sue parti intime. Ma non compivo nulla se non era alla finestra, in quelle occasioni improvvise la contemplavo. Non volevo più ricordarla in atteggiamenti e momenti sessuali, ma quei pensieri mi venivano in mente e rammentavo la finestra, i rapporti sessuali avuti, il suo corpo giovane, fresco e perfetto e quei colpi nella vulva del mio pene oltre che il sentire in mano la sua mammella soda con il capezzolo turgido e mi eccitavano.

 

Purtroppo ritornati a casa alla vita quotidiana non dimenticai come speravo, ma ci pensavo ancora e di più, sempre, al punto da trascurare mia moglie nelle poche chiavate mensili che le facevo e arrivai anche a masturbarmi da solo in bagno con le mutandine di Aurora in mano e sotto il naso e al suo pensiero.

Le prime settimane in casa furono di tormento, ero combattuto con me stesso, pensavo a come potesse essere accaduto, alla casualità inaspettata, all’esplosione della sua sessualità, al risveglio sessuale in me verso lei senza desiderarlo. Mi ero rovinato sessualmente e probabilmente anche a mia figlia avendola sverginata io. E mi facevo delle paranoie e cercavo una giustificazione. Lei parlava poco.

Ma dentro di me sapevo che doveva finire, che non poteva continuare…

A casa non eravamo più gli stessi, almeno io, lei viveva la situazione in modo differente di me, distaccata da quello che era successo. Un giorno che eravamo soli, mia moglie era al lavoro mi avvicinai a lei, la presi abbracciai e la baciai in bocca, lei si lasciò baciare, ma quel bacio metteva a disagio tutti e due, non riuscivamo ad essere noi, io ad avere l’erezione, mi bloccavo e lei a continuare a baciarmi in bocca non voleva, girava la testa di lato. Uno di fronte all’altro guardandoci negli occhi capivamo la sconcezza di quell’incesto. Non sapevo che fare, stavo smettendo di approcciarci a lei con dispiacere ma una punta di felicità nel cuore, che come era nato finiva tutto. Giorni dopo in un pomeriggio ormai di ottobre inoltrato, soli in casa lei si mise in piedi, piegata sulla tavola come se fosse il davanzale di una finestra a leggere un libro. Non so se lo fece apposta o fu una casualità la sua, però quando la vidi in quella posizione piegata a 45 gradi con i gomiti e gli avambracci sul tavolo che mi guardava, lo interpretai come se attendesse. Mi avvicinai dietro, alzai la gonna, tirai giù la mutandina senza che lei dicesse nulla e mi adagiai su di lei mormorando:” Cosa leggi di bello!?”

“Architettura!” Rispose e così andai avanti, mi strusciai, la penetrai e la possedetti in quella posizione piegata sulla tavola. Così nei momenti che eravamo soli a casa riprendemmo a chiavare in quel modo.

Qualche volta e lo facemmo anche nella finestra del bagno di casa nostra, ma era rischioso, avevamo il palazzo di fronte e c’erano piani più alti del nostro e quindi potevano vederci. Ma lo praticavamo sempre a tergo, non riuscivamo a guardarci in faccia e a farlo normalmente baciandoci in bocca o nel letto nudi, come me anche lei diceva che non riusciva guardandomi in volto, che si bloccava. Provammo ancora qualche volta a letto, ma non ci riuscimmo, ci alzammo e consumammo con lei appoggiata con i gomiti alla consolle del comò di Paola. Sinceramente metteva male anche me farlo nudi nel letto, cosi ripiegammo principalmente sulla tavola della cucina, appoggiava i gomiti sul piano, io dietro tiravo su la gonna e giù la mutandina e la chiavavo in quella posizione soddisfacendo tutti e due. Facevo sempre molta attenzione a uno eiacularle dentro e lei a toccare lo sperma con le dita quando si puliva.

La nostra era una forte attrazione sessuale, ma senza il contatto visivo, compiere sesso uno di fronte all’altro o guardandoci negli occhi ci provocava ansia, imbarazzo per quello che praticavamo ed eravamo, padre e figlia. Non riuscivamo a gestire l'intensità dei nostri desideri osservandoci, perché dentro di noi per educazione, cultura e religione disapprovavamo e valutavamo negativamente il nostro comportamento incestuoso.

Lo praticammo per quasi un anno in quella maniera. In quel periodo pensai molto a quello che compivamo e al suo futuro, lessi anche molto su internet sull’incesto, degli avvenimenti che accadono in tutte le famiglie anche tra figlio e madre e tra fratello e sorella e alla fine mi convinsi che lei doveva fare la sua vita con un ragazzo della sua età e riportare tutto alla normalità, chiudere la parentesi di noi due e farla entrare nei ricordi oramai aveva diciannove anni. Non era passato nemmeno un anno ma mi convinsi che se fosse andata con un ragazzo avremmo dimenticato in fretta.  Soprattutto lei che era giovane, da padre gliene parlai apertamente che doveva costruirsi la sua vita sessuale indipendente da me e da quello che era successo tra noi, trovare e frequentare qualcuno e praticare sesso con lui. 

Parlando con lei, perché parlavamo tra di noi, le dissi che non potevamo continuare, che anche se facevamo attenzione la mamma lo avrebbe scoperto, le parlai da padre non da uomo. Mesi dopo mi disse di aver conosciuto un ragazzo all’università che la corteggiava e si erano anche baciati, a quelle parole provai dispiacere e anche se non era vero le dissi che ero contento, che doveva continuare a vederlo e frequentarlo e così fu. A sapere che Aurora aveva un ragazzo e che forse, anzi probabilmente lui se la chiavava lui, mi scoprii geloso di mia figlia e avvertii che provavo ancora dei sentimenti per lei, ma che potevo fare? Lei doveva proseguire la sua vita.

Due mesi fa portò a casa finalmente questo ragazzo, Paola non stava nella pelle:” Che bel ragazzo… sono proprio contenta…” Le offri the e pasticcini e mentre chiacchieravamo notavo come era normale che si facessero effusioni, che lui accarezzasse mia figlia e a vedere che le appoggiava la mano sulla schiena e la abbassava giù fino al sedere appoggiandocela, sopra all’improvviso mi prese la gelosia. Mi accorsi che ero geloso ma soprattutto che desideravo ancora e la volevo nuovamente.

Mia moglie ancora oggi, pur essendo una bella donna non la desidero più come prima, non provo più interesse sessuale per lei al punto da diradare i nostri pochi rapporti e non chiavarla quasi più e quando lo pratico per dovere, lo faccio male, svogliato con la voglia di finire presto e pensando ad Aurora. Preferisco masturbarmi da solo pensando ad Aurora che fare sesso con lei. Paola si accorse del mio distacco, chiedendomi spiegazioni di cosa avevo, arrivando al punto sospettosa di chiedermi se avevo un’altra. L’ho tranquillizzata che non c’era nessuna, che era un momento così e ora sto cercando di riallacciare una intimità come prima con lei.

Io sono cambiato ma anche mia figlia, l’ho capito da un episodio, tra noi c’è stata sempre affettuosità, ma ieri salutandola non so nemmeno io perché mentre usciva presi l’occasione al volo, mi feci coraggio e seppur imbarazzato le dissi:” Non vai più alla finestra? O alla tavola a studiare?”

Lei mi guardò, abbozzò un sorriso poi esclamò:” Chissà? ...Qualche volta posso andarci ancora…” E uscì sorridendo. La mia era stata una richiesta che lei forse aveva accolto.

Spesso mi chiedo chissà come terminerà questa storia tra me e mia figlia, io ora sto al mio posto, ma le ho fatto capire che saltuariamente lo rifarei volentieri e lei mi ha guardato in silenzio, con i suoi occhioni senza dire nulla, in fondo sono stato il suo primo uomo….

Ora è fidanzata ma quella tentazione è sempre viva in me è come un chiodo fisso, a volte complici ci osserviamo in silenzio senza dire nulla, anche quando c’è mia moglie, ci sorridiamo e non posso fare a meno di pensare a lei piegata su davanzale della finestra davanti a me, con la gonna su e le mutandine abbassate con me adeso a lei con il suo sesso contro il mio e che la chiavo. E gli occhi anche se c’è il suo ragazzo o mia moglie quando mi osserva silenziosa sento che vogliono dirmi qualcosa.  Sono certo che succederà di nuovo

Avevo un rapporto paterno splendido con mia figlia Au, ora sento che la desidero come donna e sento che prima o poi qualcosa accadrà di nuovo…

 

Diego.

 

 

 

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