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STORIE E RACCONTI EROTICI

VIETATI AI  MINORI DI 18 ANNI

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STORIE IGNOBILI

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VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI.

CONFESSIONE

 

 

Note:

“L’erotismo è importante non per il sesso in sé, ma per il desiderio. Il sesso è solo ginnastico, il desiderio è forza del pensiero. E la forza del pensiero ha un potere immenso, può far fare qualunque cosa, anche quello che non si vorrebbe.”

Pedro Almodovar.

 

 

HO ABUSATO DELLA MAMMA DEL MIO MIGLIORE AMICO.

(Mi sento un verme).

 

 

Buongiorno, mi chiamo Nino diminutivo di Gaetano, Gaetanino, quello che sto per raccontarvi per molti sarà disgustoso, e sotto alcuni aspetti lo è stato anche per me, ma è successo realmente l'anno scorso, e ancora oggi mi tormenta il pensiero tra desiderio di rifarlo e pentimento di averlo fatto.

Pur essendo di origini meridionali, vivo da molti anni in una cittadina della costa ligure, dove molte famiglie emigrate dal sud si sono rifatte una vita onesta e rispettosa e si conoscono quasi tutte tra loro. E anche noi ragazzi figli della stessa origine e comunità meridionale ci conosciamo un po' tutti.

Io sono cresciuto studiando in un istituto pubblico con un compagno della mia età, quello che è sempre stato il mio migliore amico e io viceversa lo ero per lui, dall’infanzia fino a oggi, e dividevamo tutto, dallo studiare, al giocare, alle stupidate e al corteggiare le ragazze.

Si può dire che eravamo come fratelli, cresciuti insieme fin da piccoli, dalle scuole elementari fino alle superiori e ci sentivamo davvero come fratelli, ed eravamo sempre insieme. Ci frequentavamo anche nelle reciproche abitazioni, lui veniva a casa mia e io andavo a casa sua e conoscevamo i genitori l’uno quelli dell’altro essendo amici oltre che paesani, conoscendosi tra di loro.

Lui, Ettore, era il mio migliore amico, come me aveva una mamma quarantenne, ma molto più attraente della mia, più giovanile, sempre ben vestita e profumata, che non lavorava e faceva la casalinga, accudiva alla casa e al figlio, come usavano far fare alle mogli molti mariti del sud, un po' per mentalità, ma in genere perché gelosi che nel lavoro conoscessero altri uomini.

Sua madre era un tipo di donna, o come diciamo noi meridionali di “femmina prosperosa”, con un portamento fiero e imponente che piaceva anche a me, non so perché ma mi piacevano le donne giunoniche e lei mi attraeva molto con il suo aspetto e i suoi modi di fare e di muoversi. Non era nemmeno bellissima, non era una di quelle mamme strafighe e magre che si vedono spesso in giro, sulle riviste o nella pubblicità televisive, belle ed erotiche che piacciono a tutti. Tutt’altro, Maria, si chiama così lei, era una donna alta, dalle belle forme, un po' in sovrappeso, indossava sempre abiti larghi per nascondere le eccedenze, ma aveva qualcosa che a me come ad altri uomini seduceva.  Era una formosa che piaceva molto…

Si curava molto nell’aspetto e con le sue taglie ampie sapeva vestirsi bene, elegante e attraente. Era una di quelle donne con la mentalità meridionale, cioè che oltre a dover fare bella figura lei stessa, doveva farla compiere anche al marito che navigava e non c’era, in modo che tutti sapessero che lui, il marito avesse una bella moglie fedele che lo aspettava a casa quando tornava.

Come dicevo a modo suo pur essendo giunonica era attraente e piaceva a molti uomini che la guardavano sempre con desiderio.

Era la tipica donna del sud, con capelli lunghi e neri oltre le spalle anche a quarant’anni, ma sempre in ordine. Con un bel viso solare, pieno, mediterraneo e dai bei lineamenti fini aggraziati, che risaltava di più con il trucco modesto ma appariscente e un filo di rossetto sulle labbra, che la rendevano erotica con un volto ammaliante. Un seno prosperoso, grande con dei bei capezzoli proporzionati alla grandezza delle mammelle e che sporgenti a volte si notavano da sotto il tessuto del reggiseno, specialmente d’estate quando in casa si metteva in libertà e c’eravamo solo io con suo figlio Ettore, piccoli a giocare.

Un sedere magnifico, alto, pieno, arrotondato e largo come le anche e dalla forma proteso in fuori come se lo offrisse. Vita stretta e fianchi ampi arrotondati e pieni di carne, con un po’ di pancetta visibile. E come si dice da noi,” era una femmina in carne” o meglio come dicono gli inglesi, una “lady curvy”. 

Come dicevo, la mamma del mio migliore amico si chiamava Maria e aveva 42 anni, sempre ben tenuta anche se generosa nelle forme che si intuivano, immaginavano o trasparivano anche dai vestiti ampi che indossava se nei movimenti aderivano al corpo rivelandone la conformazione giunonica sotto di esso, rendendola piacente e desiderabile.

Ed era come la maggior parte delle madri, come la mia e altre donne del paese seria e fedele al consorte. Il marito navigava, come molti uomini immigrati al nord e che vivevano nella nostra provincia sul mare, che erano o pescatori o naviganti.

Era una buona mamma e moglie, stimata e rispettata da tutti, fedele e non cedeva alle confidenze, battute e corteggiamenti di nessuno che snobbava infastidita.

Come ho detto a me piaceva come donna, anche se formosa era più bella di mia madre lo ammetto, e la conoscevo fin da bambino frequentandomi giornalmente per la scuola o per giochi con suo figlio Ettore, il mio grande e migliore amico.

Ettore al contrario di me che avevo due sorelle era figlio unico e assomigliava molto a sua madre, era educato, studioso e timido più di me.  Un pomeriggio che ero a casa sua con lui a studiare, capitò un fatto che mi segnò in modo indelebile. Per puro caso andando in bagno, passando davanti alla stanza dei suoi genitori, vidi sua mamma in camera con la porta socchiusa cambiarsi, era in mutandine e reggiseno bianchi, e mi restò impressa la sua figura di donna, di femmina formosa e non solo di mamma del mio amico; e al contrario di come facevo quando mi capitava di intravedere mia madre in mutandine e reggiseno o le mie sorelle che toglievo subito lo sguardo da loro, a lei nascosto dallo stipite restai a osservarla cambiarsi. Dentro le mutandine aveva un bel culo, grosso, pieno e rotondo come quelli che piacevano a me. E da quella volta che ero un ragazzino di 14 o 15 anni, presi a masturbarmi pensando sempre a lei, di essere a letto con lei e di chiavarla e mi facevo delle belle seghe meravigliose che mi soddisfacevano molto.  A me Maria piaceva tanto, forse inconsciamente ero innamorato di lei e bastava che me lo sfiorassi con le dita pensandola che ce l’avevo subito duro.

 

Quando accadde quello che sto per dirvi, io ed Ettore avevamo entrambi 18 anni, io però ero più grande di qualche mese di lui, ero magro e alto e di aspetto carino e anche a detta di tutti intelligente, ma svogliato. Ettore era maggiormente studioso, timido e anche lo ammetto più bello di me e piaceva di più alle ragazze.

Finito le scuole tecniche iniziammo tramite l’inserimento della scuola a lavorare, lui come elettricista e io come decoratore, pittore o meglio imbianchino negli appartamenti. Ed essendo più grande di qualche mese, appena guadagnati i primi soldi presi la patente di guida e acquistai a rate una vecchia utilitaria usata di quarta mano una panda bianca del 2003, che con calma e un po’ di disponibilità finanziaria dovuta al lavoro misi a posto.  Lo scopo era di portare su le ragazze, andare in camporella o in luoghi appartati e chiavarle, avere oltre un mezzo di locomozione, il posto dove chiavare e l’auto era perfetta.

Ettore era senza patente, perché ancora titubante, aveva paura a guidare era timido e insicuro, io no… ero tranquillo e giravo per il paese a ragazzine con la mia auto.

Lui usciva già con una tipa, una bella ragazza bionda che piaceva anche a me, che però più che baci e carezze non le dava. Lo so perché su mia insistenza me lo diceva lui cosa le faceva, essendo amicissimi ci confidavamo, come io gli dicevo di me, ma se fosse stata la mia ragazza me la sarei senz’altro chiavata o almeno ci avrei provato, invece lui si perdeva ad ascoltare canzoni d’amore assieme a lei, baciarsi e farle dei ditalini quando ci riusciva che lei se la lasciava toccare.

 Io a differenza di lui ero molto più smaliziato. Da quando avevo sedici anni il sabato sera insieme a mio cugino più grande di me mi portava con lui e tramite la sua auto andavamo a puttane, quelle sulla strada, le battone e una volta avuto io l’auto, la mia panda, andai da solo. Con loro (le prostitute) avevo imparato e sapevo già chiavare discretamente a 18 anni, mentre Ettore quasi diciottenne non aveva mai ancora chiavato una donna e questo era dovuto alla sua timidezza. Eravamo molto affiatati e lo invitai a venire con me qualche volta:” Vieni Ettore, andiamo a chiavare qualche battona, così impari anche tu come si fa, non hai mai chiavato nessuna fino ad ora… se ti capita non sai come fare e rischi di fare brutta figura.”

Ma non voleva, eludeva i miei inviti:” Ma a me non piacciono quelle donne lì...” E alle mie insistenze rimandava:” Adesso no, un po' più avanti vengo, andiamo…” E intanto io proseguivo da solo.

Eravamo due quasi diciannovenni stupidi e quando non era con la ragazza era con me, ci frequentavamo, messaggiavamo e chattavamo sullo smartphone, a volte gli mandavo video porno con whattsapp che mi inviava mio cugino più grande e poi commentavamo assieme.

Io la mamma di Ettore per educazione e rispetto la chiamavo sempre signora Maria e le davo del lei, come Ettore d’altronde faceva con mia madre.

Come dicevo il marito di Maria, il papà di Ettore al contrario del mio che era muratore navigava e guadagnava bene, ma stava via anche per periodi di tre, quattro, sei mesi continui navigando all’estero, nel nord e sud America con le petroliere e, si sentivano tramite smartphone una volta alla settimana o se c’erano motivazioni particolari anche prima o tutti i giorni. Io nei miei pensieri di ragazzo mi chiedevo come potesse sua madre, ancora giovane stare tanto tempo senza praticare sesso, senza chiavare, aveva l’età di mia madre, ma la mia alla sera era con suo marito, mio papà e ce lo aveva a letto tutte le notti e sapevo che qualche volta chiavavano, li sentivo.

Loro invece, nei periodi che non c’era il marito vivevano soli, madre e figlio.

A volte al bar sentivo i discorsi dei più grandi, che dicevano:” Le donne quarantenni sono le migliori, a quell’età lì sono ancora donne calde con la voglia di chiavare, e se non hanno il maschio si masturbano…”

E mi sembrava impossibile che lei vivesse tutti quei mesi senza chiavare e pensavo:” Probabilmente si masturba e in quel modo lì riesce a restare fedele. Però deve essere piena di voglia. Chissà a chi pensa quando si masturba? Forse a me? Io a lei la penso sempre…” Mi dicevo.

Sapevo che la vita coniugale di Maria era incentrata tutto sul figlio, su Ettore, farlo crescere, trovargli un lavoro, e poi sposarsi con una ragazza seria come avviene in tutte le famiglie.

Vista la nostra super amicizia, addirittura quasi fratellanza con Ettore, come dicevo mi ero offerto di dargli lezioni di guida e insegnargli qualcosa nel guidare:” Tanto la macchina è vecchia, anche se tocchi la carrozzeria e la righi non succede niente.” Pronunciai in amicizia, aggiungendo:” Anch'io sono neopatentato e sai i colpi che gli do ogni tanto!” E ridevo insieme a lui.

Dopo qualche mese e qualche lezione di guida, un mercoledì di luglio in piena estate mi informò che sua madre il venerdì doveva andare a Genova negli uffici della compagnia di navigazione del marito. Doveva andare a firmare delle autorizzazioni per dare mandato alla compagnia di versare dei soldi nel loro conto corrente. Quell’estate c’era sempre degli scioperi dei treni e lei era preoccupata di non poterci andare:” Sai mamma e preoccupata di andare a Genova con il treno che poi se c’è qualche sciopero improvviso dei treni o dei bus non possa tornare indietro. E poi non le va di viaggiare da sola sul treno, che c’è sempre qualcuno che la importuna o molesta.” Disse.

E fu lui parlandomi del viaggio che doveva fare sua madre a chiedermi inaspettatamente e semplicemente: “Non puoi per favore accompagnarla tu con l’auto mia madre a Genova?!”

Restai stupito da quella richiesta: “Io?... Perché?” Chiesi sorpreso.

E mi mise al corrente della sua situazione.

“Sai a mia madre hanno telefonato dalla compagnia di navigazione di presentarsi a Genova per firmare dei documenti per dei versamenti arretrati a mio padre, sono dei conguagli che però deve autorizzare lei firmando. Ha chiesto a me se la posso accompagnare in treno, ma io non posso quel venerdì lì, lavoro e non mi lasciano staccare né prendere un giorno di permesso. Da sola non se la sente di andare, ha paura, e poi il problema è che non è pratica della città, non sa dove andare, non si è mai mossa da qui senza mio padre, tu un po’ la conosci Genova essendoci andati qualche volta anche con ragazzi più grandi a comprare merce contraffatta in via Prè. “Disse guardandomi.” Tu che hai l’auto venerdì non potresti prenderti la giornata e portarcela?”

Subito restai perplesso, non è che mi andava molto accompagnarla, sarebbe stata una bella noia il viaggio:” Si potrei…” Tentennai, ma lui insistette:” Ci fai un favore Nino! …Mia madre ti paga tutto, la benzina e l’autostrada e ti regala qualcosa per il disturbo. Se non l’accompagni tu dovrà andare in treno da sola.” E aggiunse. “Ma certamente si perderà! Non saprebbe nemmeno come dalla stazione raggiungere e trovare l'ufficio della compagnia di navigazione, dovrebbe prendere un taxi…”

In amicizia diedi il mio consenso: “Va bene!... Dille a tua madre che se vuole l’accompagno io.”

Essendo una iniziativa di Ettore quando gliene parlò della mia disponibilità, seppi poi da lui, che sua madre fu contraria, adducendo che ero patentato da poco ed ero giovane.

La sera stessa, come tante altre volte mi invitò a casa sua, le parlò con me presente, e per convincerla disse:” Dai mamma… ti accompagna Nino, ti ci porta lui, di lui possiamo fidarci lo sai, è abbastanza pratico di Genova, c'è già stato altre volte.” Senza specificare il motivo per cui c’ero stato però.

Lei era indecisa, tentennava ma non voleva.”

 “Grazie della disponibilità Nino, sei molto gentile, ma sei giovane, neopatentato da poco e io ho paura in autostrada.” Rispose.

“Ma dai ma…!” Insistette Ettore:” Lui sa dove andare?” Precisò.

A quella sua insistenza intervenni io, schierandomi dalla parte di Ettore: “Certo! Sono stato a Genova parecchie volte nella zona del porto!” Esclamai. Difatti via Prè era proprio sul porto, vicino a tutte le sedi delle compagnie di navigazione. “E poi vado piano e ho già guidato in autostrada!” Aggiunsi per rassicurarla.

“Ma no lascia perdere!” Esclamò minimizzando la mia disponibilità:” Non voglio darti disturbo, tu devi lavorare, chiederò a qualcuno…” Disse rivolgendosi a Ettore:” …qualche tuo zio se mi accompagna!”

“Ma guardi Maria che quel giorno lì non lavoro, mi sono già preso il riposo…” Dissi.

Capivo il motivo che Ettore non diceva, che seppur ero un ragazzo conosciuto e di famiglia di compaesani e pur essendo amico del figlio ero sempre un maschio estraneo e non voleva che andassimo da soli io e lei in macchina e che poi qualche malalingua mormorasse… E così adducendo ai rischi della mia inesperienza alla guida rifiutava.

Comunque quella sera ci lasciammo così, mentre a me vedendola e parlandole inspiegabilmente mi aveva preso desiderio di lei e voglia di accompagnarla a Genova e a nulla valsero le insistenze di Ettore e le mie a convincerla.   

Il giorno dopo destino volle che i parenti che aveva cercato e contattato erano tutti impegnati per il venerdì che doveva andare a Genova, chi non poteva per problemi suoi, chi non poteva quel giorno ma poteva il lunedì… ma lei oramai aveva appuntamento con l’ufficio della compagnia marittima ed era attesa quel venerdì mattina e si lasciò convincere da suo figlio Ettore e accettò che l’accompagnassi io.

“Dai mamma, almeno sono tranquillo che vai e torni con Nino e che non sei sola.” Le ripeté davanti a me quando acconsentì essendo anch’io a casa sua.

Quella stessa sera al bar, quando ci vedemmo Ettore mi spiegò e cercò di giustificarsi.

“Sai la reazione di mamma ieri, non era dovuta al fatto che non si fidasse di te o di come guidi tu perché sei giovane. La sua è stata una risposta di reazione, visto che mio padre non c’è non le piace far vedere assolutamente o che si sappia che va a Genova in macchina da sola con un ragazzo, sia conosciuto o no. Perciò non dirlo a nessuno per favore che vai a Genova con lei. “Si raccomandò, proseguendo:” Mamma è una donna riservata, seria… capisci… preferisce che non si sappia!”

“Ma figurati!... Non lo saprà nessuno fidati!” Dissi sinceramente da amico, comprendendo l’atteggiamento di sua madre che sapevo fosse una donna seria e che probabilmente l’aveva sollecitato lei a farmi quella raccomandazione...

Così anche lei decise e accettò che l’accompagnassi io con la mia Panda a Genova.

Ci vedemmo il giovedì tardo pomeriggio a casa sua per i particolari e ci accordammo, sull’orario di partenza del giorno dopo, lei mi anticipò i soldi della benzina e dell’autostrada, mi diede anche trenta euro in regalo, sapendo che giovane ragazzo non avevo molte disponibilità finanziarie e quindi non potevo anticipare io le spese e ci accordammo sull'ora di partenza, alle sette del mattino successivo.

“Ma guardi Maria che non è un treno che bisogna partire presto e in orario.” Dissi io sorridendo.” L’importante che arriviamo in mattinata…”

“No preferisco presto, almeno viaggiamo con calma, senza fretta e tranquilli.” Rispose lei.

 

E il mattino dopo partimmo, l’andai a prendere sotto casa alle otto, lei era già pronta con la sua borsa in mano, c’era anche Ettore vicino a lei che mi aspettava, voleva molto bene a sua mamma ed era lì prima di andare al lavoro per essere sicuro e tranquillo e raccomandarmi che non le accadesse nulla. Aveva scelto che l’accompagnassi io, il suo migliore amico.

Quando la vidi mi rallegrai, provai piacere per gli occhi un'emozione forte. Aveva un bellissimo vestito unico, a fiori rosa e azzurri con sfondo nero, sbracciato con spalline larghe aperto sul petto, svasato in fondo che le copriva le ginocchia e arrivava quasi al polpaccio, ampio e nascondeva le sue forme piene ed erotiche sotto di esso. Era bella, alta giunonica, pettinata con i capelli lunghi e neri che le cadevano oltre le spalle e sulla schiena da tipica donna meridionale, con un minimo di rossetto sulle labbra che la rendevano erotica e piacente, sulle sue zeppe beige rialzate ai piedi che la rendevano più alta di me e di suo figlio Ettore che la salutava.

Ci salutammo con educazione e sorriso. “Buongiorno Maria …” Dissi.

“Ciao Nino!” Rispose lei, e subito ansiosa mi disse: “Mi raccomando Nino vai piano che io ho paura lo sai! Poi quando torniamo ti faccio un pensiero.” Esclamò, alludendo ai soldi che aveva detto Ettore mi avrebbe regalato.

“Stia tranquilla signora Maria, me lo dirà lei a che velocità devo andare.” Risposi sorridendo.

Salutò suo figlio Ettore baciandolo sulla guancia e raccomandandogli di stare attento e mangiare a mezzogiorno, lui si avvicinò a me e mi diede una pacca sulla spalla senza dire nulla, guardandomi fiducioso. In quel momento mi stava affidando sua madre la persona a cui teneva di più al mondo, anche più di sé stesso. Lei salì in auto, e appena fu all’interno Ettore aggiunse sorridendo: “Allacciale tu la cintura che lei non sa come si fa…”

Mi avvicinai a lei, al suo corpo formoso e quando fu vicino a me, avvertii forte alle narici in suo buon profumo di donna siciliana, di Ortigia Zagara, fresco e avvolgente, che sapeva di Sicilia e agrumeti in fiore.

Allacciatole la cintura partimmo con un suono di clacson a Ettore, mentre lei lo salutava agitando la mano e sorridendogli e subito prendemmo l’autostrada.

Il viaggio a bassa velocità fu di un’oretta e mezza circa, ma abbastanza comodo, lasciavo che mi superassero tutti per farla stare tranquilla, chiacchierammo un po' di tutto e ascoltammo la radio e qualche CD in auto.

Arrivati a Genova non fu facile trovare la sede della compagnia Italia, ma sapevo che era dalle zone di via Prè che conoscevo abbastanza per esserci stato con gli amici più volte anche andando in treno. Posteggiai a pagamento in un piazzale poco d’istante e standole vicino come se fossi suo figlio verso le dieci l’accompagnai negli uffici e aspettai fuori l’edificio.

Lei salì e dopo aver atteso il suo turno ed essere passata da due uffici differenti e adiacenti sbrigò le sue faccende, in un paio d’ore concluse tutte le sue pratiche, firmò i documenti che servivano ad autorizzare i pagamenti nell’altra banca nel nuovo conto corrente che avevano per poterle versare la cifra dei conguagli arretrati che le dovevano, e venne via.

Tra una cosa e l’altra si terminò che era mezzogiorno passato, chiamò anche Ettore suo figlio con lo smartphone, dicendogli che era tutto a posto e che saremmo partiti e che da lì a un paio di ore nel primo pomeriggio saremmo rientrati.

Vista l’ora, ci fermammo in un bar affollato a pranzare fugacemente con un cappuccino e una brioche, era dalle otto che non urinavo e lei lo stesso e avevamo la vescica piena con lo stimolo di urinare. Chiesi al barista dove fosse la toilette, visto che doveva andarci anche lei. Il barista senza nemmeno guardarmi tra la confusione della gente che serviva mi indicò con il segno della mano dov’era la porta. Andai dove mi aveva indicato con lei dietro me, aprii la porta e restammo allibiti, era zozzo, tutto il vaso pisciato e anche fuori di esso per terra con un odore forte di urina e ammoniaca.

“Mhmm ma come mai è così sporco?” Disse lei:” Ma non lo puliscono?”

“Si figuri… ci entrano centinaia di persone durante la mattinata. Qui ci pigliamo le piattole se entriamo!” Dissi io.

“Le piattole?! “Esclamò lei stupita non conoscendole.

“Si le piattole…. sono una specie di pulci che vivono sulle pareti e piastrelle delle toilette pubbliche e sporche!” La informai:” Che saltano dalle piastrelle e vanno sui peli pubici del sesso e si annidano li tra di loro, sono come i pidocchi sui capelli!”

“No…no…no…Per l’amore di Dio…!” Esclamò spaventata:” Ci mancherebbe altro! Piuttosto la tengo fino a casa!”

“Anch’io!” Ripetei d’accordo con lei, sapendo dai racconti tra amici adulti che in quel modo si prendevano davvero.

Pagò lei alla cassa …poi uscimmo e salimmo in auto e prima di partire mi spostai ancora su di lei e gentilmente le agganciai e aggiustai la cintura di sicurezza che non era pratica. Lei era sudata dal caldo che saliva e aumentava con il vestito di stoffa leggera appiccicato al corpo, ed emanava quel buono odore di sudore misto al profumo eccitante di Ortigia Zagara e di agrumi che rendeva la pelle femminile erotica e desiderabile in una donna.

Quando fu a posto ripartimmo.

Prendemmo l'autostrada, il traffico a quell’ora ormai le 13.00 passate era rado. Al ritorno non si parlava più si ascoltava solo la radio.

Io sono sempre stato un ragazzo simpatico, anche se non ero bello di viso, sapevo rendermi piacente nel rapportarmi e nel parlare con le ragazze e quindi esagitato e eccitato della sua presenza vicino a me pensai:” Perché non provare con lei anche se è matura? In fondo mi piace, mi attrae molto anche se è la mamma di Ettore e amica di mia madre…”

In quel momento non pensavo per niente all’amicizia e alla fiducia.

Approfittai dell’occasione, mentre lei mi guardava sbadigliare mi passai la mano sui capelli.

 “Sei stanco?” Mi chiese sorridendo.

“No… guidare con lei vicino è piacevole.” Risposi:” Il mio è solo un po’ di sonno, alla sera si va a letto tardi e al mattino si ci alza presto.” Affermai.

Lei sorrise:” Bisogna che andiate a dormire presto!” Esclamò, aggiungendo: “Grazie per il complimento che sono piacevole. Me lo dice Ettore che sei educato e rispettoso e sempre gentile con le ragazze!... Ma io non sono una ragazza Nino.” Puntualizzò ridendo, proseguendo con tono materno: “Questi apprezzamenti dovresti rivolgerli alle ragazze della tua stessa età?” E rise.

“Lo faccio anche con loro Maria!” Replicai un po' a disagio.

“Ce l’hai anche tu come Ettore la ragazza?” Mi chiese.

La guardai, avrei voluto dire di sì, farmi vedere da lei che ce l’avevo e invece dissi la verità:” No!”

“Eh vedrai che la troverai…  “Ribatté.

Prendemmo a scherzare, chiacchierare e domandavo sempre di più, anche in modo irriverente e lei seppur in un quadro di moderatezza mi rispondeva. Forse la divertivo con la mia curiosità giovanile e le domande erano le stesse che probabilmente gli avrebbe fatto suo figlio Ettore se non fosse stata sua madre e lei sulla base di quello che chiedevo mi rispondeva come se fosse lui a fargliele.

Improvvisamente, parlandoci e sorridendoci, fui preso da una strana forma di eccitazione ad averla vicino e chiacchierare con lei quasi da pari di quei argomenti e mi feci coraggio e come avevo sentito dire a qualcuno più grande di me che corteggiava una donna adulta dissi ripetendo le sue stesse parole: “Il fascino e la bellezza di una donna matura è un’altra cosa signora Maria! Le belle donne non hanno età, una donna matura può essere più bella e desiderabile di una ragazza giovane.” Le risposi agitato quasi tremando dentro di me.

Non so nemmeno io perché mi comportavo in quel modo, inconsciamente stavo corteggiando la mamma del mio migliore amico, senza scopo, sapendo che non sarebbe mai sortito niente, ma soltanto perché mi piaceva farlo e volevo dirle quanto fosse attraente per me anche se formosa, con le curve nascoste dall’abito ma ben definite sotto, spalle e fianchi arrotondati, un seno procace e morbido e un sedere prosperoso e certamente tenero.

Ma mentre lei educatamente mi rispondeva, io mi voltai, la guardai e mi soffermai con lo sguardo sulla poca scollatura del suo vestito, che mostrava le forme giunoniche del seno sotto il tessuto, e poi scesi con lo sguardo sulle sue gambe che da seduta, forse per comodità o per il caldo, inconsciamente aveva tirato in su il vestito che indossava, poco sopra le ginocchia quasi a mezza coscia e vedevo la parte inferiore delle sue cosce pallide. La spogliavo letteralmente con gli occhi e soprattutto con il pensiero, come facevo quando immaginandomela nuda mi praticavo delle seghe per lei. La stavo lusingando e tutto era senza scopo, ma mi eccitava e le dissi anche stupidamente riprendendo il discorso di poco prima: “Lei ha degli occhi bellissimi signora Maria, più di Ettore che tutte le ragazze dicono ha dei begli occhi, e anche un corpo armonioso e attraente anche se curvy e quindi non c’entra essere ragazze o signore mature per piacere a un uomo.” E mi fermai con il batticuore.

Sorrise:” Tu sei un ragazzo, non sei un uomo Nino.” Rispose:” Devi pensare alle ragazze della tua età.  E poi ho qualche chilo di troppo!” E aggiunse:” E non sono una ragazza, e credo che ogni età abbia il suo tempo e suo modo di vivere…”

Si voltò verso me e mi guardò con un sorriso di sufficienza e di ringraziamento per i complimenti senza darmi troppa importanza, e prese i miei apprezzamenti su di lei come adulazioni, ma capii che la infastidivano. Nell’osservarmi si accorse del mio guardare su di lei e senza dire nulla con gesti normali e naturali da signora quale era si ricompose le gambe tirando giù, sotto le ginocchia la gonna del vestito che involontariamente aveva alzato.

Io continuai a parlare e scioccamente mi feci più audace e iniziai a parlare di lei e della sua vita coniugale.

“Quando torna suo marito!”  Domandai.

“Fra tre mesi! “Rispose semplice, ignara della libidine che provavo in quel momento verso lei. Rispondeva a quelle domande che le sembravano normale curiosità di un ragazzo amico di famiglia e miglior amico del figlio.

“E' da tre mesi che è via. Compie imbarchi di sei mesi ora.... “Continuò spontaneamente.

“Deve essere dura anche per Ettore stare tanto senza papà.” Dissi io.

“Eh sì! È un sacrificio anche per lui. Per tutti e due…” Rispose.

“Eh ma lei come fa a stare tanto senza suo marito.” Esclamai all’improvviso sibillino e infido.

“Si può… si può!... È semplice, basta essere moralmente a posto e fedeli al proprio marito. “Rispose seria iniziando a pesarle e infastidirla le domande che facevo.

 

Mentre parlavo e guidavo avevo una voglia fortissima di mingere e mentre guidavo all’improvviso misi la freccia, sterzai a destra ed entrai in una piazzuola di sosta, divisa dall’autostrada da una lunga siepe alta un metro e mezzo, dove tra i vuoti della stessa si vedevano passare le auto e i tir. Posteggiai dall’altro lato verso l’aiuola, dove una parte era coperta dagli alberi e arbusti e più in fondo c’era uno spiazzo giardino con all’interno tavoli di legno e panche fisse per ristorarsi. Una zona picnic ma era vuota, non c’era nessuno oltre noi.

“Come mai sei entrato qui!” Chiesi stupita.

“Oh niente signora! Devo andare a fare la pipì, non ce la faccio più, non resisto più a trattenerla!” Esclamai stringendo le gambe e da quando siamo partiti questa mattina che non urino.

Mi ero fermato in fondo alla lunga piazzola nella parte isolata e abbastanza nascosta per non essere visto se entrava qualcuno che in piedi urinavo.  Non so cosa mi prese ma a essere lì in quella condizione, soli io e lei fermi in auto avrei voluta toccarla, ma non ebbi il coraggio di farlo, mi faceva soggezione, era  più grande di me e poi era la madre del mio migliore amico, Così scesi dalla parte sinistra dell’auto e passando davanti al cofano mi incamminai per andare a urinare tranquillamente, mentre lei mi avrebbe atteso in auto che io la facessi e intanto che mi avviavo passando dalla parte opposta, quando fui vicino a lei, istintivamente voltandomi esclamai tramite il finestrino aperto prima di allontanarmi: “Lei Maria non deve fare pipì?”

Anche lei era tutta la mattina, dalle otto da quando era salita in auto ed eravamo partiti che non urinava e se la teneva.

“Eh sì dovrei farla anch'io Nino!” Pronunciò imbarazzata:” Ci vuole tanto ad arrivare a casa?” Domandò.

” Una mezzoretta buona…” Risposi io esortandola:” …ma la faccia qui! Non c’è nessuno.”

“Ma è tutto aperto qui, non c’è la toilette... se arriva qualcuno mi vede.” Rispose pudica e vergognosa.

“La faccia dietro la siepe.”  Allora, la esortai.

“Ma dai fori della siepe mi vedono passando! “Esclamò.

“Allora la faccia qui attaccata alla macchina, non dalla parte verso l’autostrada ma dall’altra dove è lei, verso il verde che non c’è nessuno e anche se arriva qualche auto non la vedrà perché è riparata dalla nostra macchina. Io vado dall'altra parte oltre quei cespugli in fondo.” Dissi e così feci mettendomi dietro a degli arbusti.

Lei appena mi allontanai che non mi vide più, aprì la portiera e scese veloce, si guardò intorno a controllare non vedendo nessuno, io entrato tra il verde a lei la vedevo e la osservavo non visto, nascosto dietro i cespugli, mentre iniziavo a pisciare silenzioso sull’erba toccandomelo guardandola.  La vidi ancora osservarsi attorno e all’improvviso vicino la fiancata della Panda, prendere e rabboccarsi in mano il margine inferiore del lungo vestito tirandolo su bene fino ai fianchi pieni e curvy, per poter arrivare a prendere l’elastico della mutandina e facendo così si scoprì tutte le cosce e il sedere che guardai affascinato. Preso l’elastico abbassò la mutandina con una mano fin sopra le ginocchia, sempre tenendo in alto il vestito con l’altra per non farlo scendere e bagnarlo urinando, mostrandomi involontariamente da dietro il suo splendido culo bianco con le natiche piene, carnose e tenere e il solco intergluteo tra loro, lungo e profondo. Vederlo da dietro il suo culo nudo, appariva più voluminoso ma proporzionato, lo stesso le cosce grosse, con il retro coscia ancora liscio pur mostrando un inizio di pelle a buccia d’arancio preludio di cellulite.

Abbassandosi si piegò sulle ginocchia, in equilibrio in quella posizione incerta tra accovacciata e in sospensione con il sedere che per tenere il bilanciamento oscillava leggermente. Era e mi parve ancora più grande il suo meraviglioso culo e il solco intergluteo che in quella posizione si divaricava e dopo un momento di instabilità, dondolando il sedere in su e giù e di lato per trovare la posizione comoda, si fermò e dopo pochi secondi iniziò a urinare. All’inizio furono due spruzzi, getti brevi e intermittenti, ma poi divenne un unico e lungo zampillo che usciva tra le sue cosce con energia.

Teneva il vestito sempre alzato sui fianchi per impedire che toccasse l’asfalto e si bagnasse e lo teneva alto con entrambe le mani, per non spruzzare l’urina di rimbalzo su d esso e sporcarlo di polvere dell’asfalto. Era flessa, piegata sulle grosse gambe allargate come seduta nel vuoto per potere urinare meglio.   

Un po’ m dispiaceva guardarle il culo a sua insaputa, perché era la mamma del mio migliore amico e ci conoscevamo di famiglia da quando ero piccolo, ma stranamente mi eccitavo a vederla urinare, aveva un bel culo grosso, rotondo e pallido e mentre pisciava lei pisciavo anch’io e me lo toccavo osservandola, non dico che mi facevo una sega, ma quasi.

E così restai a guardarla con piacere accovacciata a urinare e la sentivo far uscire con veemenza fuori dall’uretra, tra le gambe l’urina, con un getto tanto violento e in pressione che colpendo l’asfalto gli schizzava sui piedi e le gambe, spostandole. Finché non divenne uno zampillo unico e caldo che scaturendo dalla fessura della sua grossa vulva pelosa portandosi ad arco in avanti tra le gambe piegate, cadeva sul catrame dell’asfalto anch’esso caldo diventando schiumosa e allargandosi sempre di più in una grande macchia liquida sotto di lei.

Le auto sfrecciavano veloci sull’autostrada, ma non ci vedevano.

Sembrava che Maria non finisse mai di pisciare, tantoché pensai come dicevamo noi ragazzi:

” Caspita!... Ma ce ne ha una botte dentro?!”

E mentre la osservavo, lentamente quella chiazza liquida e fumosa, calda e schiumosa si allargava sempre maggiormente sotto i suoi piedi bagnando e scurendo l’asfalto da grigio a nero, perdendosi in rivoli verso e sotto l’auto e mi eccitavo e me lo toccavo.

Quando si alzò al termine della pisciata era ridicola ed eccitante allo stesso tempo in quella posizione in sospensione sulle gambe, leggermente piegata in avanti con il vestito in su senza lasciarlo scendere per paura che si bagnasse, e cercare nella borsa appesa all’avambraccio qualcosa, forse i fazzolettini per asciugarsi la figa.

La vidi da dietro a gambe divaricate che si passava più volte qualcosa di bianco sui peli e sulla figa per asciugarsela e poi gettarla nell’angolo a terra, piegarsi alle ginocchia a prendere la mutandina nuovamente per l’elastico e tirarla ancora su lungo le cosce fino ai fianchi pieni e arrotondati per metterla a posto; mostrandosi involontariamente tutta nuda nella parte inferiore del corpo per poi coprirsi lasciando cadere la gonna del vestito a fiori giù, fino sotto il ginocchio e metterla in ordine stirandola con le mani.

Ce l’avevo durissimo in mano a guardarla anche vestita. Aspettai e quando lei si sentì in ordine la vidi guardarsi ancora attorno come ad avere conferma che nessuno l’avesse vista, aprire la portiera del passeggero, entrare e risedersi al suo posto e solo dopo qualche secondo uscii fuori e fingendo distrazione mi avviai all’auto.

Faceva un caldo pazzesco ed eravamo proprio nell’ora della massima calura, con il sole allo zenit trovandosi nel punto più alto della volta celeste e scaldava di più essendo direttamente sopra la Panda.

Quando tornai all’auto, lei era già seduta con i finestrini tutti aperti, aprii la portiera entrai e mi sedetti anch’io, l’abitacolo era bollente e misi le mani sul volante, e lei con un mezzo sorriso di soddisfazione per aver urinato disse: “Ora possiamo andare Nino!”

Ma io restavo fermo, non mettevo in moto, non davo l’accensione, ero preso da una strana libidine che mi rendeva diverso dal ragazzo che ero e la guardavo in modo strano, non ero in me, ero confuso. Probabilmente averla vista pisciare mia aveva eccitato.

“Che c'è?... Non vai? “Mi Chiese gentile, mentre cercava la cintura di sicurezza da mettere non riuscendo a tirarla dal montante della portiera. Ma io sotto l'influsso di un impulso improvviso, per risposta con il cuore che mi batteva fortissimo all'improvviso allungai la mano sul seno.

“È bellissimo!” Mormorai guardandola cercando di toccarlo.

Lei si tirò indietro con il busto e con la sua mano bloccò la mia:” Oh…ma che fai Nino?... Che ti salta in testa?... Sei impazzito?... “Esclamò sorpresa e sdegnata del mio comportamento:” Come ti permetti a farmi queste cose? A mancarmi di rispetto!” Dichiarò.

Era come se fossi preso da un momento di follia e balbettai:” Perché mi piace signora Maria! Mi piace tanto! Io sono innamorato di lei…” Risposi ormai eccitato di averle visto mentre urinava il culo e la figa.

Ma lei non lo prese bene il mio ardire e si rivoltò verso me risoluta, dicendo: “Ma non dire stupidaggini!... Potrei essere tua madre… E tieni giù le mani per favore, non toccarmi e torniamo subito indietro, portami a casa.” Pronunciò autoritaria, si era arrabbiata davvero.

Ma come dicevo io oramai ero agitato e in preda a una esaltazione e a un fervore che non avevo mai avuto prima e non capivo cosa mi accadesse e non accesi il motore, ma allungai di nuovo le mani ancora di più su di lei e la toccai sul seno tastandolo: “ Ueeehhh…! Ma che fai?... Ti sei ammattito? Stai fermo con le mani!” Ripeté picchiandomi con la sua sul dorso della mia per farmi desistere e toglierla.

Ma io ormai ero smanioso, mi ero accalorato, il cuore mi batteva fortissimo e pensavo che se l’avesse detto a Ettore avremmo litigato, quindi tanto valeva andare in fondo oramai, accarezzarla e poi mi piaceva come donna. E veloce tenendola a bada con il braccio contro, con l’altra mano presi la leva a maniglia situata sotto il sedile anteriore del passeggiero e tirandola su e spingendo a lei indietro con il peso del suo stesso corpo, feci abbassare lo schienale finché scese e si fermò a 30 gradi d’inclinazione, da farla diventare in posizione semi sdraiata. E lasciai la leva a maniglia bloccandolo in quella posizione.

Lei si sentì andare giù con la schiena, mi guardava spaventata: “Ma che fai Nino? … Sei pazzo!?... “Urlò incredula e agitata di quello che facevo e spingendomi indietro e colpendomi con degli schiaffi incominciò a dire:” Che stai facendo?... Bell’amico di mio figlio che sei!... Ti credevo un ragazzo diverso…” Cercando di tirarsi su con il busto mentre io palpandole il seno la spingevo nuovamente in giù.

“Ma che ti salta in mente??  Perché fai così Nino?...  Sei sempre stato un ragazzo per bene e rispettoso! ...Ora che hai? .... Ti sei comportato bene fino adesso da avere la nostra stima e fiducia e adesso che ti ha preso…?”

Ma io avevo perso la testa e agivo d’impulso, non davo retta a quello che diceva e continuavo a toccarla senza fermarmi, e mentre io cercavo di inserire la mia mano tra le cosce che stringeva per tenere chiuse, lei reagì ancora di più come se le avessi toccato un nervo scoperto e gridò picchiandomi con la mano sul braccio e sul viso, continuando a darmi degli schiaffi.

“Non ti permettere di toccarmi sai! … Togli la mano da lì!... Ti denuncio Nino…. Quando rientriamo dirò tutto ad Ettore e quando sbarca racconterò tutto a mio marito, anche a lui… e te ne accorgerai! E lo dirò anche a tua madre domani! “

 Ma a me era sfuggita la ragione e lei sentendo la mia mano tra le cosce e l’altra sul seno continuò a colpirmi con schiaffi sul capo e sul viso per allontanarmi, che mi facevano anche male. E lasciando il seno iniziai a scansarli con un braccio e con forza riuscii a infilare la mano tra le sue cosce piene e calde.

“No! Fermo… fermo Ettore! “Esclamò. “Questo no!”

Non voleva che le mettessi la mano sulla figa e si irrigidì, e allungando e chiudendo le gambe cercò di aprire la portiera per scendere e fuggire ma la bloccai. Approfittai di quella sua posizione semisdraiata e mi rigirai dal sedile del guidatore mettendomi quasi sopra di lei, tra le sue gambe che tra la sua vergogna le avevo allargate, ero pratico di quella manovra la facevo tutti i sabati sera quando andavo a chiavare le puttane e mi fu facile farlo a lei nonostante avesse le cosce voluminose e a considerarla in quella situazione come una prostituta.  

“Stai fermo, stai fermo… Nino! Ma che ti ha preso? Lo dico a tua madre. Potrei essere tua madre…” Ripeteva sconnessamente agitata muovendo il suo grosso sedere sul sedile e il prosperoso seno sul torace.

“Me la faccia accarezzare Maria! “Esclami all’improvviso ansimante, sudato e concitato vedendo che non riuscivo a ottenere nulla di più.

“No! ...” Rispose risoluta lei:” Mai e poi mai! ...” Cercando di spingermi indietro con la mano, ma io continuai in quella lotta impari con lei sotto e io sopra.

Sudato e l’ammetto anche stanco quasi sul punto di desistere esclamai: “Se me la fa solo accarezzare smetto signora! Me la faccia solo accarezzare… “Le ripetei:” …e smetto glielo giuro!”

Lei sudata e ansimante dal fiatone, con la gonna tirata in alto sulle cosce da me, si fermò restò in silenzio come a pensare, poi sudata e scossa pronunciò:” Se te la faccio accarezzare poi la smetti? Andiamo via e torniamo subito a casa?”

“Si ...sì!” Risposi concitato:” Lo giuro Maria.”

“Ma solo toccare! ” Ripeté lei con l’affanno.

“Si, una carezza!” Ribadii io.

Non sapeva come farmi smettere e quello sembrava l’unico modo e acconsentì.

“Va bene, ma solo una carezza e poi basta, ripartiamo subito.” Replicò.

“Si! … Va bene!  Tiri su bene il vestito…” La sollecitai.

“Eh no!... il vestito su no! Accarezzala sopra il vestito.” Mi esortò lei.

” No… allora no, niente … gliela voglio accarezzare sulle mutandine.” Risposi riprendendo a toccarla dappertutto.

Lei per fermarmi esclamò: “Va bene, va bene, ma solo un attimo!”  Acconsentì vedendo il mio ardore. Aveva la voce stanca e rotta dall’emozione un respiro rapido e difficoltoso che influenzava il tono della voce che si incrinava e spezzava nel parlare a causa dello stato d'animo e dell’ansia, che le provocano tensione.

Quasi sdraiata tirò su la gonna del vestito fino a scoprire completamente le sue belle cosce piene, rotonde fino a scorgere le sue mutandine bianche, che lasciavano intravvedere sotto il tessuto traforato, lo scuro dei peli neri della sua figa.

Si vedeva in faccia che si vergognava che io le guardassi le mutandine e gliele toccassi con le dita. 

A malincuore Maria purché smettessi di toccarla sulle parti intime e finisse tutto in fretta, mi lasciò mettere la mano sopra il suo sesso e accarezzarlo sopra la mutandina, nel mentre lei cercava di stringere le gambe e d’istinto mi prese l’avambraccio per il polso con la sua mano per impedirmi di tastarle la vulva.

Come appoggiai la mia e toccai sopra il tessuto del pube, sentii le mutandine morbide e dal sesso spinsi le dita in basso dove teneva le cosce chiuse e le infilai con forza tra esse...

” Fermo che fai? Li no!... Non voglio! Togli subito la mano.” Esclamò affannata avendo messo io le dita proprio sul sesso.  Ma incurante di lei insistetti e avvertii sotto le dita il soffice pelo nero che sprofondava, ed era bagnata sulla lunga fessura della vulva, unione delle grandi e piccole labbra all’altezza dell’entrata della vagina. Probabilmente pensai:” È un po’ di pipì persa visto che ha urinato abbondantemente da poco e qualche goccia l’avrà perduta finito di urinare.”

Lei continuò a stringere il polso e l’avambraccio per tenermi la mano, ma eccitato le sfregai con più energia le dita sopra il tessuto della mutandina e premetti sulla l’entrata della vagina che divaricandosi un poco formò una depressione facendo entrare e sprofondare leggermente dentro di essa l’indumento intimo, mostrandomi esternamente la forma anatomica lunga e bombata dell’entrata della sua figa. Lei nell’avvertire la pressione delle dita sulla vulva, serrò le gambe strettissime e un fremito involontario le partì dalla vagina per tutto il corpo irrigidendosi e inarcandosi con i lombi.

” Mi piace!... Mi piace!” Mormorai guardandola con la sua mano sul mio polso, chiedendole eccitato e ansimante:” Posso darle del tu signora Maria? “

Esitò un momento, poi per finire tutto alla svelta disse: “Va bene dammi del tu ma togli la mano da lì!”

Acconsentì alla confidenza solamente per tenermi buono.

Era una donna come le altre ed erano mesi che non aveva rapporti sessuali con suo marito e seppur contraria, non era indifferente a quegli atti di libidine volgari e audaci e a quel mio sfregarle e premerle le dita sull’entrata della vagina.

“Togli la mano di qui!” Ripeteva agitata:” …Toglila…” Con l’espressione preoccupata, le sopracciglia abbassate e vicine che creavano rughe verticali sulla fronte e con gli occhi socchiusi e le palpebre tese ripeteva tenendomi sempre la sua mano sul polso a controllare, regolare e se ci riusciva a impedire che esercitassi pressione sull’entrata della vagina facendo entrare un po' di mutandina all’interno mentre le l’accarezzavo la vulva. 

All’improvviso timorosa di qualche sua reazione non voluta strepitò: “Adesso basta Nino! Mi hai toccata lì dove volevi tu! …Basta ora!”

“Ancora un po’!” Dissi io.

“No!... Sei pazzo! ...Smettila?  Basta ora!!... Se lo vengono a sapere mio figlio o mio marito che mi hai toccato il sesso te ne accorgi!” Mi minacciò.

“Ma tu non glielo dirai vero? “Risposi iniziando a darle del tu.

“E invece sì! Gli dirò tutto se non la smetti immediatamente di toccarmi e togli subito la mano da lì!”  Dichiarò con l’intenzione di farmi sospendere quel mio accarezzarle e premere sulla figa con l’intimidazione di dirlo a suo marito e ad Ettore.  

Quel mio toccarla, accarezzarla e premere la vulva sulla fessura spingere la mutandina all’interno tra le grandi labbra grosse e carnose, la turbava e le procurava contro la sua volontà una sensazione piacevole. Era in astinenza sessuale da parecchi mesi ed era una donna calda come quasi tutte le siciliane e quindi la mia manipolazione la turbava ed eccitava.

“Smettila!!” Ripeté. “Hai detto una volta e te l’ho concesso, ora basta!”

“Ancora un po’ dai! “Risposi io sotto l'influsso di un impulso improvviso, oramai accaldato con l’erezione dentro i pantaloni che spingeva.

“No... Adesso basta Nino! Togli la mano!”  Dichiarò decisa con la voce rotta dall’ansimare e dalla rabbia, rossa e paonazza in volto tenendomi sempre l’avambraccio per il polso a impedirmi di premere più forte e accarezzarla.

“Ancora un po'!”  Ribadii io.

“No… no… no! Basta… basta… togli le dita!” Gridò.

“Si invece!” Ribattei io preso da un momento di follia, ero deciso e continuai a premere le dita e a sfregarle sopra. Dalla sua faccia e dal suo comportamento capivo e sapevo che contro la sua volontà le piaceva sentirsela toccare e fu una sorpresa inaspettata per me la sua reazione, ma anche per lei, tirò indietro la testa e distese il collo guardando in alto il tettuccio dell’abitacolo dell’auto e mi strinse forte per il polso fino quasi a farmi male, ribadendo con la voce concitata: “Basta … basta adesso Nino… ti prego!” Quasi ansimando dicendolo.

Ma vedendo che le piaceva anche se non voleva continuai: “No, ancora un po'!... Decido io quando smettere.” Ripetei determinato:” Voglio accarezzarla bene perché mi piace e ho sempre desiderato farlo e lo desideri anche tu.”  Confessandole:” Tu non hai idee di quante volte mi sono masturbato e fatto seghe pensando a te, tante, più di mille volte in questi anni…”

E premetti con le dita mentre lei chiudeva gli occhi e li riapriva respirando brevemente e forte.

“Non sai quel che dici… sei un ragazzo ancora…” Balbetto a bassa voce quasi arrendevole.

Sfregare e premere la mano e le dita sulla sua figa astinente e sul suo clitoride, seppur coperti dal tessuto leggero della mutandina le procuravano fremiti involontari e nel manipolarla ebbe una esplosione improvvisa di piacere che le arrivò all’improvviso. La vidi irrigidirsi e inarcarsi ancora con i reni e iniziare a fremere, soffiare e stringermi con le due mani forte il polso mentre le mie dita premevano sul suo sesso per entrare, spingendo dentro la fessura bagnata anche il tessuto delle mutandine.

“No basta… basta!... Basta adesso Nino!... Non voglio più, l’hai accarezzata!” Esclamò con la voce rotta e ormai godente.

Mi accorsi che le piaceva, godeva era bagnata, non solo di pipì persa dopo aver urinato, ma anche di umori di piacere vaginale probabilmente.

“Ora basta!” Ripeté, e con forza, un gesto improvviso e rabbia mi staccò la mano dalla mutandina. Ma io eccitato, con il fallo duro nei pantaloni, veloce di sorpresa, senza che se lo aspettasse scostai il bordo inguinale sinistro della mutandina non aderente alla pelle ma lasca, scoprendogliela in parte e misi le dita infilandole sotto e dentro il tessuto, frugandola direttamente sui peli e la fessura ed iniziai ad accarezzare tutto il suo sesso grosso con le dita, i peli, le grandi labbra, il clitoride.

“No! ...Ma che fai?... Così no! Mi tocchi direttamente … Togli il dito… toglilo per piacere. Guarda che grido!” Pronunciò sentendoselo frugare tra le grandi labbra per entrare in vagina.

“Grida tanto qui non sente e non c'è nessuno.” Ribattei spavaldo oramai in preda all’eccitazione e l’esaltazione.    

Lei cercando di serrare nuovamente forte le gambe con la mia mano in mezzo per bloccarmi, mi tirò uno schiaffo in viso che mi fece anche male e io per risposta ormai non controllandomi più, sotto l'azione di un impulso improvviso mi cacciai su di lei cercando di baciarla in bocca non riuscendomi perché voltava il capo di lato. Non voleva, ma insistendo mi misi a baciarla sul collo, mentre con la mano fregavo sempre sulla vulva, tra la fessura delle grandi labbra carnose e piene che lentamente allo sfregamento si aprivano e sui peli, e la sentivo bagnata. Era umida, ma oramai eccitato non mi interessava se fosse pipì residua o altro. 

Non so come feci, ma in quella concitazione al suo stringere le cosce riuscì ad introdurre il dito medio dentro la vagina e a muoverlo come diciamo noi ragazzi a grilletto, non avanti e indietro, ma piegandolo a gancio all’interno girato verso l’alto come se si premesse il grilletto di una pistola e in quel modo le sollecitavo la parete superiore, e la sentii bagnata all’interno e godere.

“Sei bagnata!” Dissi ridendo stupidamente. “Ti piace che ti tocco la figa, hai voglia anche tu!”

E in quel momento concitato lo spinsi di più dentro iniziando a muoverlo in modo orizzontale come se fosse un pene all’interno facendole un ditalino.

“Allarga le gambe!” Le dicevo:” Dai!!... Che tra un po’ smetto è finito!”

Ma ormai lei in preda all’eccitazione, confusa, sudata e accaldata, con mia sorpresa e sbalordimento le allargò davvero lasciandomi disorientato.

 

Non mi sembrava vero, sembrava che ci stesse, che si facesse fare un ditalino. La sentivo respirare forte, quasi ansimare non so se per il mio dito in vagina che la masturbava o per la concitazione mentre la frugavo con l’altra mano sulle gambe, tirandole più su che potevo il vestito dai fianchi morbidi e arrotondati dalla pienezza e sulla pancia pronunciata scoprendola completamente di sotto.

Lei era scioccata da quello che stava accadendo, dalla sua stessa eccitazione, reazione e arrendevolezza involontaria. La vedevo come se guardasse il vuoto incredula e vergognosa di non reagire più, con una espressione sconvolta per come si stava comportando lasciandosi masturbare da me. A un certo punto non reagì più, chiuse gli occhi, restò con le gambe divaricate e fu come se si fosse annullata e potei accarezzarla con una mano in tutto il corpo, anche sopra le mammelle grosse e morbide che le scendevano lateralmente al torace, mentre con l’altra muovendo il dito in vagina la masturbavo, rendendomi conto che era bagnata davvero di piacere e stava godendo del mio ditalino.

Come se fossi preso da un raptus o da un impulso irrefrenabile a vederla così piacevolmente passiva con le gambe divaricate, con la mano libera in un attimo prendendole le mutandine per l’elastico sul fianco formoso le dissi: “Alza il sedere Maria! Staccalo dal sedile dai! ...”

Iniziando nel contempo a cercare di tirare giù la mutandina, un po’ da una parte e un po’ dall’altra e un po' davanti tirandole e tendendole al massimo. Ma lei non voleva.

Era eccitata, capiva e non capiva cosa volevo fare, e voleva e non voleva e restava passiva e godente a farsi masturbare da me, mentre il rumore delle auto e dei camion che sfrecciavano sull’autostrada ci rombavano vicino.

Eccitato e con il cazzo duro nei pantaloni insistetti a tirarle giù le mutandine, a tirarle forte da estenderle, quasi a romperle.

“Alzai il culo dai! … Alza il sedere!” Le ripetevo eccitato. Ormai a sentirle e vederle la figa volevo chiavarla.

Quando ormai stanco e accaldato anch’io, grondante di sudore per la fatica stavo per desistere e lasciare perdere tutto accontentandomi del ditalino e tornare a casa, all’improvviso e con mio stupore, lei senza rispondere, scuotendo la testa non guardandomi e piegando il capo di lato come ad estraniarsi da quello che chiedevo e facevo, inaspettatamente lo fece, lo alzò. Alzò il sedere e in un attimo emozionato. Tolsi il dito da dentro la figa e sudato a strattoni concitati, un po’ da una parte e un po’ dall’altra le tirai la mutandina giù alle cosce piene e pallide, subito poi alle ginocchia e poi alle caviglie, dicendole di alzare il piede. Come assente, appena lo alzò rimossi il sandalo con la zeppa e gliela tolsi da una parte, solo da un piede da permetterle di allargare bene le gambe. Ma poi vedendo oramai la sua passività e arrendevolezza, sfilai la mutandina anche dall’altro piede togliendola del tutto, soffermandomi a guardare la sua bella figa grande, da mamma, tutta pelosa e accarezzarla mentre lei sempre con il capo girato di lato mi lasciava fare.

Era con la figa in mostra e gliela guardavo e accarezzavo delicatamente, mentre lei vergognandosi di quello che facevo e si lasciava fare e in preda al piacere respirava intensamente. Aveva un atteggiamento infantile non diceva nulla e si copriva il viso con la mano come a nascondersi, ad estraniarsi dalla vergogna.

Ebbe solo la forza e il coraggio di balbettare con la voce rotta e tremante: “Basta!... Adesso… ba-sta Ni-no!” Non guardandomi, tenendo sempre il volto girato e coperto in parte dalla mano per la vergogna. Per vergogna oltre che di quello che facevo, che le piaceva anche; con sussulti di pudore ma senza più la volontà di fermarmi.

E io continuai, ne approfittai di quel suo stato di arrendevole disorientamento, ed eccitato slacciai la cintura dei pantaloni e tutto assieme tirai giù, slip e calzoni, facendo uscire fuori il mio cazzo già duro, giovane, forte, vigoroso e oscillante. E insalivandolo sulla cappella e sull’asta mi abbassai e sdraiai su di lei allargandole bene le gambe come facevo con le prostitute, e mormorò capendo cosa stava per succedere: “No!... No!... Nino questo no... rispettami! Sono la mamma del tuo amico!”

Ma in quel momento quello che diceva mi accendeva di più, forse proprio perché era la mamma di Ettore il mio migliore amico mi esaltava, ed ero troppo eccitato oramai e le allargai di più le cosce e mi misi tra loro. Bagnai ancora la cappella e l’asta con la saliva come mi aveva insegnato mio cugino per lubrificarla, e nella stessa posizione di quando il sabato sera al suo posto chiavavo le puttane, mi sdraiai su di lei. 

Trafficai con la mano sulla figa, tra i peli per trovare la fessura e l’entrata… e poi mi avvicinai con il pene duro alla figa. Lo guardai era vigoroso, girava in alto con la cappella oscillando nel vuoto. Presi la sua mano e con forza la tirai e glielo feci toccare senza guardarlo e lo sentì tra le dita che ormai confusa d’istinto strinse. Era duro come il ferro, potente come una spada.

Ero giovane ma esperto sessualmente andando settimanalmente a battone e mentre con loro usavo il preservativo, con la mamma del mio migliore amico no, non lo feci, non li avevo e sfregavo la cappella insalivata e nuda sui suoi peli umidi, lungo la fessura tra le sue grandi labbra palpitanti e mi piaceva sentirla sussultante e provavo piacere a farlo... e lei anche. Restava ferma e sdraiata, respirando forte con escursioni brevi e rapide, vogliosa a lasciarsela come si usa dire tra noi ragazzi, “pennellare dalla cappella del cazzo”.

All’improvviso eccitatissimo mi fermai, appoggiai il glande al centro della fessura sul foro d’entrata della vagina e spinsi… penetrandola lentamente e completamente, facendola sussultare e inarcare e uscire dalle labbra un lungo: “Oooooohhhh!!!!!!!!!!!”

A sentirselo entrare a occhi chiusi trattenne il fiato come in apnea e in un attimo lo ebbe dentro fino in fondo che si muoveva avanti e indietro, tutto nell'interno della vagina calda e umida e abbassandomi iniziai a baciarla sul volto, a cercare le sue labbra, volevo baciarla in bocca, cercavo di limonarla.

Lei teneva sempre gli occhi chiusi, ogni tanto li apriva vedendo la mia faccia sopra di lei, fissandomi incredula che fossi io Nino, un ragazzo, il miglior amico di suo figlio a chiavarla, per richiuderli subito in preda al piacere, oramai era partita anche lei, non faceva più resistenza, godeva e si lasciava andare.

Restò passiva e d’istinto alle mie spinte dentro di lei allargò le gambe di più e istintivamente senza riflettere mi abbracciò con gli occhi chiusi, balbettando frasi sconnesse e senza senso per me, del tipo: “Non dobbiamo… non dobbiamo… sono sposata… sei l’amico di mio figlio… Diooo che sto facendoo…!!”

Ma io l’abbracciai… e la baciai infilandole la lingua tra le labbra, dentro la sua bocca e lei sentendosela muovere ricambiò il mio bacio con la sua, si lasciò andare e prendere dai sensi continuando a stringermi su di se godendo e seppur persa in quella condizione sessuale, preoccupata ripeteva:” Stai attento Nino… non venirmi dentro...non venirmi dentro per l’amore di Diooo!”

Ma baciandola sulle labbra e sul volto per calmarla risposi: “No stai tranquilla, non ti vengo dentro.” Sapevo fermarmi e interrompere, ero capace a chiavare e a trattenermi nel venire, anche se usavo il preservativo con le puttane, lo facevo anche con loro di trattenermi per durare di più.

Fu un amplesso da impazzire, focoso, la sentivo piena e morbida sotto di me, avvertivo l’essenza della sua pelle che emanava quel buon odore di sudore misto al profumo eccitante di Ortigia Zagara e di agrumi.

Mentre la chiavavo le accarezzavo e stringevo le grosse mammelle sotto il vestito e aprendo la scollatura le infilai la mano all’interno sul reggiseno, lo tirai su facendo uscire e scoprendole le mammelle, belle grandi, che tenere e pallide tendevano a portarsi sui lati con l’areola e i capezzoli che con le dita sentivo turgidi. Le strinsi il seno e per quello che riuscii le tirai fuori dalla scollatura aperta le mammelle, le accarezzai e con un rigurgito materno abbassandomi con il capo uno alla volta li presi tra le labbra e incominciai a succhiarli mentre le davo spinte

profonde con il cazzo nella figa carnosa e bombata. La baciavo in bocca e leccavo la lingua e lei presa dal piacere che provava e dal sentire il mio cazzo duro in figa accetto il piacere che le davo completamente, senza più passività ma con partecipazione, si abbandonò. Alle spinte che le davo in vagina sentivo la vagina calda e umida contrarsi e spasimare intorno al mio cazzo. Lei era sempre a gambe larghe che oramai si lasciava possedere sessualmente da me.

Per reazione al piacere che provava anche lei mi stringeva e baciava in viso, ansimante, sempre con gli occhi socchiusi per non vedermi, non guardarmi, ma sapeva benissimo che ero io, l’amico di suo figlio che la chiavavo e non suo marito. Lei si stringeva a me e mentre io baciavo la sua bocca matura, lei ricambiava baciando la mia giovane come quella di suo figlio. 

Non so quanto durò quella chiavata, ma non credo molto visto com’ero eccitato, se pochi o molti minuti, so solo che ebbi un orgasmo meraviglioso. La sentivo godere ed ero felice, perché io giovane ragazzo riuscivo a far godere una signora matura di oltre quarant’anni che mi piaceva e per me era il massimo, anche se era la mamma del mio migliore amico.  Lei avvolta dai sensi e dal godimento ebbe l’orgasmo, senz’altro involontario, la sentii soffiare forte e ansimare e subito scuotersi tutta facendo ondeggiare il suo fisico curvy e forse la Panda per reazione. Oramai in preda alla calura dell’abitacolo e all’ardore dei nostri corpi sudati ci abbracciavamo forte baciandoci e sentendo che stavo per eiaculare non riuscendo più a trattenermi avendolo già fatto varie volte, lo tolsi veloce sborrando abbondantemente sulla sua pancia, con schizzi di sperma da diciannovenne che le arrivarono al seno e oltre. Fu una eiaculazione abbondante.

Lei restò ferma, sdraiata sul sedile a gambe larghe a lasciarsi eiaculare da me con il mio cazzo duro oscillante che appoggiava su di lei.

Mi guardava, era incredula di quello che era avvenuto, stordita, pentita, estasiata e godente. Con la mano si copriva ancora parzialmente il volto dalla vergogna di aver fatto sesso e aver goduto con un altro maschio che non era suo marito, con me un ragazzino nemmeno diciannovenne amico di suo figlio.

La osservavo sdraiata in quel post orgasmo estasiante, ancora ansimante, le guardavo la figa e vedevo le piccole e grandi labbra della vulva tra i peli che dal piacere si contraevano ancora da sole. In quei momenti Maria non pensava a suo marito né a suo figlio, ma ai fremiti di godimento che aveva addosso e che la facevano fremere e arricciare la pelle.

La scrutai, restava sdraiata in silenzio, non mi diceva nulla, ma la vedevo che si vergognava. Le passai dei fazzolettini di carta e si pulì il ventre e il seno dallo sperma, gettandoli poi fuori dal finestrino insieme ad altri non nostri che erano a terra secchi di sperma già consumati dal tempo, segno che qualcuno prima di noi era già venuto a chiavare in quel posto.

“Probabilmente qui ci vengono le coppie ad amoreggiare.” Pensai.

Mi rigirai nel sedile del guidatore e risedetti, presi sul tappettino e le passai la mutandina. Lei dopo averle prese in mano in silenzio le allargò e sbattè, rimettendole dalla parte giusta, e da sdraiata rimise un piede per volta nei fori gambali e le tirò su, e alzando il sedere dal sedile le portò su e se le mise al sedere, per assestarle bene sulle natiche, abbassando giù la gonna a coprirsi tutta fin sotto il ginocchio.  Lo stesso fece con le mammelle, a fatica le rimise nel vestito prima e nel reggiseno dopo e si riabbottonò la scollatura del vestito. Era seria, silenziosa con una espressione greve.

Tirandosi su con il busto si sedette e si guardò attorno e fuori, e mi guardò in faccia mentre anch’io mi mettevo a posto, a me pareva un incontro come quelli che avevo avuto con le prostitute se non era che lei mi piaceva ed era la mamma del mio migliore amico e avevo chiavato senza preservativo.

Vedendola così taciturna e seria subito mi prese inquietudine e poi la paura per quello che avevo compiuto, mi rendevo conto che praticamente se non l’avevo violentata, l’avevo indotta a cedere al piacere che provava. Ero timoroso di una sua reazione, ma non mi disse nulla. 

Mi chinai con il capo su di lei e la mano sotto il suo sedile, presi di nuovo la leva a maniglione e tirandolo con la mano portai il suo schienale verticale come in origine, lei mi guardò con rabbia e cattiveria senza dire nulla e come se fosse una donna dedita a questi tipi di incontri tirò giù il parasole, si asciugò dal sudore sulla fronte e sul volto e si misi a posto i capelli e il viso prima che io accendessi il motore. Quando vidi che era a posto ripartimmo.

 

Riprendemmo l’autostrada e nel viaggio di ritorno restava in silenzio guardando la strada davanti a lei e io non sapevo cosa dire, certamente le era piaciuto, l’avevo sentita godere e probabilmente rimuginava dentro su quello che era accaduto. Per la prima volta aveva tradito suo marito e con un amico di suo figlio che lui riteneva il migliore e forse era arrabbiata più con sé stessa che con me per non essersi opposta abbastanza, aver ceduto e lasciato andare avanti fino a penetrarla e chiavarla partecipando fisicamente.

In quel silenzio fui preso davvero dalla paura e cercai di giustificarmi: “Scusa Maria, guarda che quello che ho compiuto, l’ho fatto perché mi piaci, è da tanto… sono innamorato di te. Ti guardo sempre anche quando vengo a casa tua a cercare Ettore. Ed è vero che mi faccio le seghe quasi tutti i giorni pensando a te.  Non mi denunciare per favore e non dirlo a nessuno, ti chiedo scusa, perdonami!” Mormorai mentre guidavo e guardavo la strada realmente impaurito delle conseguenze.

Lei non rispose, restò in silenzio impassibile anche lei guardando avanti, pensavo che mi avrebbe denunciato davvero o l’avrebbe detto a suo figlio, e già mi preparavo a mentire, a dover dire che era lei che c’era stata, che mi aveva provocato, e a litigare con tutti, anche con mia madre.

All’improvviso mentre guidavo seria ruppe il silenzio e disse severa: “Non dire niente a nessuno di quello che è successo! Hai capito!”

Restai sorpreso di quella sua preoccupazione, era assillata più che non si sapesse nulla, che per il fatto stesso che era avvenuto, di essere stata posseduta da me.

“Si! Si! Stai tranquilla!” Risposi io continuando a darle del tu:” Te lo giuro, non lo saprà nessuno stai tranquilla e scusami.... perdonami. Ti ho detto il motivo perché l’ho fatto! E ‘perché ti desidero. Ti amo!” Esclamai nuovamente.

Ma lei senza nemmeno darmi retta e ascoltarmi continuò: “Se lo venisse a sapere mio marito ci ammazza a tutti e due!... Prima me e dopo te!” Affermò accigliata e impaurita. “Anche a mio figlio, a Ettore, non dire nulla…E non stare a vantarti con i tuoi amici al bar. Hai capito!” Pronunciò autorevole e arrabbiata.   

“Si! Si! Stai tranquilla, non lo dirò a nessuno, figurati se vado a dirlo proprio a tuo figlio o a vantarmi al bar... lo terrò solo per me come un sogno, è stato bellissimo.” Affermai ancora.

“Se lo viene a sapere mio marito mi ammazza!” Ripeté seriamente preoccupata e cupa in viso.

“Ma stai tranquilla Maria! Non lo saprà nessuno te lo giuro su mia madre.” La rassicurai.

Non rispose e proseguimmo il viaggio i chilometri erano ancora tanti.

Mentre viaggiavamo, all’improvviso rompeva il silenzio per dire qualcosa d’importante e disse ancora:” Dobbiamo fare come se non fosse successo niente! Dimenticare tutto hai capito? Quello che è accaduto non è avvenuto chiaro?”

“Si…” Mormorai a malincuore, ma felice che non fosse arrabbiata.

Poi dopo una lunga pausa e altri parecchi chilometri, riflettendo esclamò ancora: “Perché lo hai fatto? Perché hai tradito la nostra fiducia, mia e di Ettore? Eri come un figlio per me e per Ettore un fratello…” Mi sentivo un verme, non sapevo cosa rispondere e lei continuò:” Volevi provare con una signora più grande di te? Matura? Per poi vantarti?” Chiese.

“No… no te lo giuro!... L’ho fatto perché mi piaci davvero, ho perso la testa per te Maria credimi, non l’ho mai detto a nessuno che mi piaci ma è vero anche se lo tengo per me. Io sento un senso d'amore verso di te.” Affermai, anche per giustificare quello che avevo fatto e che non ripensasse al suo dimenticare.

“Amore? Che parola grossa! Non sai nemmeno cosa vuol dire. Io amo mio marito, l’unico amore che provo e verso di lui.” Dichiarò sempre austera e dignitosa guardando la strada davanti con il finestrino aperto che le faceva svolazzare i capelli.

“Si è vero sento che ti amo Maria!” Ripetei come uno stupido ragazzino impaurito.

“Non dire stupidaggini Nino, togliti dalla testa queste idee e queste cose, potrei essere tua madre io e sono sposata da vent’anni, amo mio marito e tu sei l'amico di mio figlio e non dovrà mai più accadere e da quando ci lasceremo nemmeno più parlarne io e te! È stato un momento di debolezza il mio. Capito?” Dichiarò.

“Ma io davvero sento qualcosa… “Mormorai ancora, ma non mi dava retta, con l’espressione dignitosa e lo sguardo in avanti continuava a guardare la strada. 

Arrivati mi fece fermare un po' prima di casa sua, scese si mise a posto il vestito stropicciato e mi osservò con uno sguardo gelido e distaccato senza nessun cenno di saluto, raccomandandomi dal finestrino prima di allontanarsi: “Hai capito allora?”

“Si… sì… stai tranquilla non dirò niente a nessuno. “Ribattei.

E precisò: “Perché non è successo niente! Hai capito? Niente! Mettitelo in testa.” E se ne andò per la via con la sua borsa in mano e il suo grosso culo che ai passi sotto il vestito muovendosi oscillava eroticamente. Spari dietro l’angolo e credo che corse su a casa sua a lavarsi.

 

Arrivai a casa anch’io quel primo pomeriggio, salutai mia madre che mi chiese:” Sei di ritorno? L’hai accompagnata Maria a Genova…?”

“Si...sì…!” Risposi infastidito e andai in camera mia, mi sedetti nel letto a riflettere e caddi in una forma di prostrazione:” Ma cosa ho fatto?... Ho chiavato la mamma di Ettore, del mio migliore amico?  Lei non voleva ma l’ho fatta cedere... Le ho fatto tradire contro la sua volontà per la prima volta suo marito…. “E ragionavo. “Mi sono lasciato prendere dall’eccitazione, dagli impulsi. fa una specie di raptus, ma come è potuto accadere? “Mi domandavo.

Cercavo di giustificarmi con me stesso, in parte mi dispiaceva per lei. “Probabilmente non se l’aspettava che l’avessi aggredita e avrebbe fatto sesso con me. Si fidava di me e l’ho tradita anche se si è lasciata andare provando davvero piacere e partecipando.” E pensavo per capirne i motivi: “Sarà stata l'astinenza sessuale, un momento di debolezza della lontananza del marito, ma alla fine ha ceduto.” Consideravo e mi dispiaceva che vivesse nel rimorso di ciò che avevo compiuto, era molto spaventata di quello che era accaduto e delle conseguenze se si fosse venuto a sapere.

Le avevo detto che l’amavo per giustificarmi in quei momenti di paura... e un po' era vero, mi piaceva molto, ma non l’amavo, solo mi piaceva come donna, l’avevo detto per rappacificarci.

Forse potevo dire altro, ma ero certo che a lei quelle parole che avevo detto le erano piaciute, ci aveva creduto davvero che mi ero innamorato di lei e me accorsi perché non mi odiava ma mi aveva perdonato.

 

Quella sera andai al bar quando arrivò suo figlio Ettore ero sulla difensiva credendo che in un ripensamento l’avrebbe informato di tutto, invece nulla, ci salutammo mi ringraziò e mi disse: “Mi ha detto mia madre che è andato tutto bene. Sei un vero amico Nino grazie!” Appoggiandomi la mano sulla spalla. Mi sentivo davvero un vile, un essere viscido ad aver tradito la sua fiducia e amicizia comportandosi in modo scorretto con sua madre, fino ad arrivare a chiavarla, farle tradire il marito, suo padre che non voleva. Mi sentivo un vigliacco, con una mancanza di sincera stima verso me stesso.

“Si tutto bene!” Risposi imbarazzato.” Che altro ti ha detto tua madre?” Chiesi con curiosità fingendo che fosse così tanto per parlare.

“Niente di particolare, che sei stato paziente e hai guidato bene, ha detto che sei stato gentile. Ora è già andata a letto è stanca. “Mi informò e battendomi ancora la mano sulla spalla sorridendo ripeté: "Lo so che sei un vero amico, grazie!”

Sorrisi tristemente, anche se non lo mostravo mi sentivo un mascalzone, un miserabile, un essere spregevole.

“Grazie!” Ripeté:” Vieni che ti offro da bere!” Mi invitò e ci avvicinammo al bancone. Mi ringraziava, ma non sapeva che gli avevo chiavato la mamma.

Abbozzai un sorriso anch’io, ma per la prima volta in vita mia capii cosa significava sentirsi un verme. Avvertivo un profondo senso di vergogna e rimorso, mi sentivo senza dignità. A tarda sera ci salutammo e ognuno andò a casa sua.

 

Quelle motte la passai agitato a pensare a quello che avevo combinato, ero pentito ma contemporaneamente felice di averla chiavata. Il giorno dopo sabato Ettore mi telefonò, non lavorava e volle che andassi con lui a casa sua.

Andai timoroso, chiedendomi il motivo di quella sua richiesta improvvisa, dicendomi:” Non è che le ha detto qualcosa e ora mi tendono una trappola e si vendicano?”

Quando arrivai diffidente entrai in casa e la vidi tutta in ordine, ben vestita, pettinata e dopo averla chiavata mi pareva ancora più bella. Mi piaceva ancora di più e davanti a Ettore la salutai con educazione e rispetto come sempre:” Buongiorno signora!”

“Ciao!” Rispose evasiva mentre ero con Ettore e ci guardammo prudentemente di sfuggita negli occhi senza parlare, sfuggendo poi gli sguardi per non farlo notare, il suo era sempre distaccato, sufficiente e a volte cattivo.  Io la guardavo e mi batteva forte il cuore.

“Era lì in piedi davanti a me sempre desiderabile, l’avevo chiavata il giorno prima e non aveva detto nulla, non diceva nulla e non mi sembrava vero…”

La guardavo intensamente non facendomi accorgere da Ettore, ma lei mi ignorava.

Quel pomeriggio finì tutto lì, ma nei giorni seguenti la osservavo anche fuori, quando la incontravo per strada e lei si girava dall’altra parte facendo finta di non vedermi per non salutarmi e quando non la vedevo, la pensavo. Passò una settimana e ripresi a farmi delle seghe a pensare a lei a quando la chiavavo in macchina, finché una mattina, tormentato in un attimo di follia preso dalla smania e desiderio di lei di proposito non andai a lavorare e mi presentai casa sua. Sapevo che era sola ed Ettore era già a lavorare. È arrivato su davanti alla porta il cuore mi batteva fortissimo e suonai.

“Chi è?”  Sentii dire poco dopo dalla sua voce femminile e dolce.

“Sono Nino signora Maria!” Risposi.

Mi aprì la porta era con una vestaglia beige che le arrivava ai piedi, allacciata alla vita che stringendo mostrava i suoi fianchi stretti e le sue anche larghe e poco sopra allo stomaco si apriva a V, dividendo le due grosse mammelle mostrandole prosperose da sotto il tessuto. E vedendo che le guardavo con un gesto della mano unì i due bordi superiori della a chiudere quella scollatura casalinga; e mi guardò dall’alto in basso con uno sguardo severo, poi osservandomi negli occhi rispose:” Non c’è Ettore!” Esclamò con indifferenza.

“Lo so!” Ribattei io restando fermo sull’uscio a guardarla a lungo in silenzio, senza andarmene. Pensavo che mi avrebbe sbattutto la porta in faccia

Invece rispose: “Non c’è fino a stasera!” Ripeté lei facendo il gesto di chiudere la porta

“Lo so!” risposi ancora io sempre restando fermo davanti a essa. Ci fu silenzio e poi Maria esclamò con arroganza e uno sguardo da sufficienza:” E allora se sai che Ettore non c’è perché sei venuto?”

Restai in silenzio a guardarla, non dissi una parola, la osservavo e parlavo con i miei occhi pieni di desiderio. Anche lei mi fissò scrutandomi e mentre notando il suo comportamento di freddezza, distacco e chiusura, stavo voltandomi per andare via mentre mi guardava seria negli occhi, quando inaspettatamente disse: “Vieni entra che ti faccio un caffè!”   XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

Mi si aprì il cuore, ero felice, abbozzai un sorriso entrai e la segui in cucina, mi sedetti e mentre lo preparava parlando mi chiese:” Sai che Ettore non c’è per quale altro motivo sei qui allora? “

“Lo sa Maria!” Risposi dandole del lei per soggezione, lei si voltò e mi guardò mentre chiudeva e stringeva la caffettiera e abbozzò un mezzo sorriso. Quando fu pronto lo versò nelle tazzine, si sedette di fronde a me e lo bevemmo e nel mentre mi guardava e appena finito, quando si alzò per lavare le tazzine mi feci coraggio e dissi:” Sono qui per te Maria, perché non dormo più pensandoti…!” E mi avvicinai cercando di abbracciarla e allungandomi verso di lei di baciarla.  

“Ehi Un momento…un momento…” Disse: “…non essere focoso! Dopo quello che è accaduto non puoi presentarti qui come se niente fosse a dire facciamolo di nuovo”

“Ma ti ho già chiesto scusa e perdono in macchina…” Dissi.

“Ma non mi basta, me lo devi chiedere ora e voglio essere sicura dei tuoi sentimenti…” Rispose.

“Chiedimi quello che vuoi…” Dissi io.

“Prima di ristabilire la simpatia e superare il risentimento che ho su di te, dopo le scuse se vuoi il mio perdono devi dirmi la verità, perché lo hai fatto… il motivo vero…” Disse fissandosi che ci fosse una causa particolare.

“Te l’ho detto Maria sono innamorato di te è questa la verità…” Risposi cercando che mi credesse.

“È vero? Sei innamorato di me?” Chiese con un pizzico di orgoglio…

“Si, si è vero te lo giuro su cosa vuoi Maria…”

Alle mie insistenze capì che ero sincero e la rispettavo sempre.

Feci il primo passo per dimostrarle il mio amore. Per riconciliarmi mi inginocchiai davanti e lei presi la sua mano e con parole sincere mi scusai per il modo in cui avevo agito chiedendole perdono, dicendole che l’amavo. Respiravo agitato, ero pentito e dimostravo inginocchiandomi davanti che tenevo più a lei che al mio orgoglio di maschio. Da noi nel sud era considerato disonore che un uomo o un ragazzo si inginocchiasse a una donna.

Lei mi osservava e apprezzava il mio pentimento e lo scusarmi in quel modo, praticamente sottomettendomi a lei, mi ascoltava guardandomi e si accettava in quella condizione tentatrice e mi perdonava.

Dopo la riconciliazione mi alzai e subito l’abbracciai stringendola e accarezzando le sue forme giunoniche mi eccitai maggiormente, la presi per mano e la portai verso la camera.

“Lei sussurrò soltanto:” Sei così giovane…”

“L’età non conta Maria se ci amiamo…” Mormorai introducendola nel sentimento d’amore che provavo per lei, coinvolgendola per farglielo provare e vivere anche a lei verso di me, perché volevo che mi amasse.  Il mio obiettivo non era rimuginare su quello che era avvenuto e sui problemi derivati, se chiedere scusa o no, se mi perdonava o meno, ma riuscire a chiavarla ancora e di sua spontanea volontà renderla mia ed ero disposto a tutto anche a inginocchiarmi pur di riuscirci.

Il sesso che le proponevo in quel momento e che lei desiderava era come gesto di riconciliazione e d’amore e l’avvio di una relazione, una storia sentimentale tra di noi.

Sapendo dove era ubicata tenendola per mano la tirai verso la sua camera e il suo letto matrimoniale.

Baciandola le slacciai sulla vita la cintura di stoffa e si aprì la vestaglia davanti, e mi apparve il suo corpo mostrandosi anteriormente nuda, non mi pareva vero, ero agitato e tachicardico. Osservandola presi la vestaglia sui margini sul petto, con lei ferma la tirai indietro verso le spalle e l’abbassai scoprendogliele, facendola scivolare sulla schiena e dalle maniche e cadere a terra facendola restare completamente nuda. Lei si vergognava che la guardassi nuda e abbassava lo sguardo mormorando imbarazzata:” Finora solo mio marito mi ha vista nuda…”

La guardavo incredulo ed eccitato della sua bellezza giunonica, nuda con le babbucce da casa era alta poco più di me.

La osservai svestita con il respiro che si faceva sempre più profondo e intenso. Era la prima volta che la vedevo nuda completamente e la scrutai. La sua figura era affascinante e sensuale, le sue curve naturali evidenti e appariscenti enfatizzavano il suo aspetto attraente con forme abbondanti ma armoniche e proporzionate tra di loro che le donavano bellezza e fascino e nella sua altezza le davano una imponenza e regalità nel portamento e una postura maestosa che accompagnava le sue forme. Era ben definita con spalle arrotondate, fianchi alti, ampi e tondeggianti una vita stretta ma ben marcata, con il ventre sporto leggermente in fuori. Il torace con mammelle sporgenti, grandi, alte, arrotondate e prosperose a forma di cupola che pendevano verso il basso sembrando due grandi gocce d’acqua che parevano staccarsi e cadere; con l’areola larga e il capezzolo evidente. che le donava una eroticità materna insieme a quella sessuale. Le gambe piene ma lunghe sembravano due colonne lisce e perfette arrotondate e all’apice tra loro il sesso peloso, scuro e arricciato che pareva un cespuglio, lasciando intravvedere sotto di essi la fessura verticale unione delle grandi e piccole labbra vaginali. Ero senza fiato, lei mi guardava fisso negli occhi come a volermi chiedere:” Allora ti piaccio?”

 Appoggiando le mani sulle spalle la baciai sulle labbra e la ruotai su sé stessa osservandole e accarezzandole la schiena con dell’apide. Abbassai lo sguardo e le osservai il sedere, alto, pieno e tenero con un solco gluteo lungo e profondo. Il suo bel culo grosso era formato da due natiche ampie, carnose e morbide che formavano la rotondità del suo sedere magnifico e nella loro ampiezza erano erotiche.

Maria era una donna giunonica, una persona dall'aspetto prosperoso, formoso ma ben proporzionato, con un bel viso e lineamenti, con un portamento maestoso che ricordava la dea romana Giunone o le matrone romane con una nobiltà intrinseca.

Giunti in camera osservavo la sua nudità anche a posteriore riflessa nello specchio dell’armadio.

La guardavo incredulo di averla li, nuda davanti a me pronta ad accoppiarsi consenziente ancora con me. A qualche metro notai che la forma del suo corpo era cosiddetta a clessidra, o forma a X, l’anca e il busto erano ampie e quasi di pari dimensioni, mentre la vita era molto più sottile. Con una leggera distribuzione del grasso corporeo sia nella parte superiore che in quella inferiore del corpo formando una figura femminile con braccia, torace, fianchi e sedere più larghi della vita e della parte superiore dell'addome. I grandi fianchi e i glutei carnosi erano una della caratteristica della sua bellezza giunonica.

L'espressione imbarazzata del volto e il gesto del corpo, la rendevano unica.

In camera ci sedemmo nel letto, eravamo entrambi agitati. Maria si sedette nuda sul suo letto matrimoniale e io mi misi affianco a lei. È eccitato e agitato allungando le mani iniziai a toccarla nella sua morbidezza, eravamo entrambi tesi, lei soprattutto sapendo cosa avremmo compiuto e che questa volta si sarebbe offerta lei a me. Respirando lentamente ma profondamente muovendo le sue grosse mammelle sul torace si lasciava accarezzare.

Ancora quasi tremante mi avvicinai e la baciai prima sulle labbra e poi in bocca con la lingua dentro questa volta ricambiato subito da lei segno che le piacevo. Maria era già nuda e in un attimo mi spogliai e fui nudo anch’io con la mia asta giovane e virile oscillante davanti a lei che la guardò con imbarazzo. L’accompagnai con la mano e la coricai e mi sdraiai affianco a lei e d’istinto per fare qualcosa di eccezionale e dimostrarle che mi piaceva davvero e l’amavo, mi abbassai e le baciai e leccai la figa. Era grossa e pelosa e aveva un forte odore di selvatico, era sudata, ma non mi importava la leccai tutta lungo la fessura e lo ripetei anche sulla vulva e la vagina da dove era stato partorito colui che ritenevo il mio migliore amico. Ettore.

Eccitato mi tirai su e divaricandole le cosce voluminose mi misi tra di esse con Maria silenziosa che respirava forte. Appoggiai la cappella sulla fessura e spinsi, le grandi labbra si divaricarono e la penetrai con la mia asta di carne fino in fondo. Lei sussultò, si inarcò e mi strinse e muovendomi lentamente avanti e indietro la chiavai ancora con passione, più di prima, nuda completamente, meglio della prima volta, sul suo letto matrimoniale, dove chiavava con suo marito. A quarantadue anni era un vulcano di desiderio e di fuoco che scopriva d’essere in quel frangente, mentre io ero un torello per lei.

Chiavandola mi stringeva, abbracciava, baciava e accarezzava e io mi perdevo nel suo corpo, tra le sue grosse e morbide mammelle pallide, le baciavo, le leccavo, le succhiavo i capezzoli come ad allattarmi. Quei capezzoli che avevano allattato davvero Ettore il mio migliore amico, ora erano nella mia bocca tra le mie labbra e li succhiavo non con desiderio materno, ma con libidine, avidità e piacere sessuale, piacendo anche a lei che lo facessi, che gliele ciucciassi.

Mel contempo avvertivo la sua figa che nonostante esternamente fosse grossa, internamente era stretta per il poco utilizzo che ne faceva solo quando c’era suo marito, non era larga come quelle delle puttane che chiavavo al sabato sera, ma leggermente stretta ed era bella, pelosa, nera… calda e piena di desiderio e di fuoco dovuto all’astinenza.

Le baciai e leccai il seno prosperoso e morbido che mi immaginavo pieno di latte.  Lei era persa dal godimento, risvegliata dal desiderio e dalla passione nel suo corpo giunonico di moglie e di mamma in astinenza, ma ancora bello e attraente e seppur maturo, prospero e florido. Godeva a farsi chiavare da me, le piaceva, forse più che da suo marito, per questo lo aveva rifatto e gemeva, mi stringeva e baciava.

 Anche se ero un ragazzo dell’età di suo figlio, quella mattina ci amammo intensamente e proseguimmo ancora nei giorni seguenti.

 

Ora sono passati alcuni mesi e si è instaurata una relazione tra noi, come se fossimo amanti e ho paura. Non vado più a puttane il sabato sera, ora mi soddisfo qualche pomeriggio o mattina a letto con lei e ci gioco anche sessualmente a farle compiere qualcosa che con suo marito non aveva mai fatto. Però mi sento davvero un verme nei confronti del mio migliore amico che ancora frequento regolarmente tutti i giorni e nello stesso tempo mentre lui ignaro è al lavoro, mi chiavo sua madre due tre volte alla settimana. Mi sento ignobile indegno della sua amicizia, ho rovinato la sessualità di Maria facendo anche porcate con lei, ho rovinato la sua moralità di donna, moglie e mamma per bene portandola a tradire il marito, lei che era una donna seria, esempio per tutti anche per mia madre…che ne parlava sempre bene ammirandola per la sua fedeltà e serietà. Ora, nonostante tutte le precauzioni prese ho paura che ci scopra qualcuno o che si venga a sapere in giro, paura per lei e per me.

A volte penso che se fosse stato lui, Ettore a farlo a me a chiavare mia madre e continuasse a farlo lo ammazzerei.

Come dicevo ora gli incontri sessuali sono bi-settimanali, lei con whattsapp mi avvisa il giorno prima, mi fa sapere l’orario di quando è sola in casa per andare sicuro, lo facciamo sempre a casa sua, nel suo letto coniugale, sembrerà strano ma è il posto più sicuro. Abbiamo elaborato un “piano A” che se succedesse qualcosa e mormorassero direi che vado a casa sua a cercare o dirle qualcosa di Ettore e se non c’è a volte mi fermo a chiacchierare. E un “piano B” se arrivasse Ettore o qualcuno all’improvviso mentre sono in camera, mi nasconderei sotto il letto finché lei non mi direbbe di uscire.

Abbiamo studiato tutto, ma nonostante le precauzioni ho sempre paura, non voglio farle del male, le voglio bene davvero.  Non riesco ad allontanarmi da lei con il pensiero, dopo un po’ di giorni che ci provo, la cerco mentalmente e aspetto trepido e ansioso che mi chiami al cellulare e mi dica quando e a che ora posso andare a casa sua tranquillo per incontrarci e consumare quello che lei chiama timidamente “il peccato”.

Lei è cambiata, mi ha accettato come suo amante e io a lei, forse mi ama, si è innamorata di me. Qualsiasi cosa le chiedessi la farebbe … agevola quasi di più me, che suo figlio Ettore e continuiamo a incontrarci in segreto a casa sua, a chiavare nel suo letto matrimoniale dove dorme e ci fa sesso con suo marito quando c’è, ma ho paura… ho paura… di Ettore e di suo marito, della gente, di tutto. Siamo meridionali e sappiamo come finiscono queste cose da noi se si vengono a sapere.  ma questa paura rende tutto più eccitante, il rischio e il pericolo, ci fa amare con maggior passione.

Tra qualche settimana suo marito sbarcherà e non so se riusciremo a stare due mesi, il periodo che lui resta qui a casa senza vederci. O meglio vederci si ci vedremo anche tramite Ettore …  ma senza incontrarci, chiavare e amarci.

Con Ettore siamo sempre in contatto, dice che sono sempre il suo migliore amico….

Penso spesso alla mia situazione... non vorrei che in futuro succedesse qualcosa.

Nino.

 

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