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STORIE E RACCONTI EROTICI
VIETATI AI MINORI DI 18 ANNI
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L’AMORE PERVERSO

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI.
.
L’AMORE PERVERSO.
Note:
"Non ti sto corteggiando per abitudine, ma perché ogni giorno scopro qualcosa di nuovo da amare di te."
Alberto.
Cap. 2 L’INVITO
Quel giorno si presentò in banca il sig. Gardelgo con la moglie, entrambi commercianti in abbigliamento e indumenti femminili, lingerie e accessori intimi ed erano accompagnati da un bell'uomo, giovane e molto attraente. Era il nuovo proprietario a cui loro avevano ceduto il negozio e stava svolgendo un periodo di inserimento e soprattutto conoscenza con chi loro avevano rapporti con l'attività commerciale, tra cui l'istituto bancario dove Daniela era la direttrice.
Quando lei lo incontrò, si sentì colpita e attratta nel vederlo, era un bell’uomo, un trentenne il sig. Alberto, ed era lì perché aveva piacere di continuare a gestire il conto corrente e le operazioni bancarie nella filiale.
Daniela ne fu felice della sua scelta e fu gentilissima.
“Piacere, Alberto Paorelli!” Esclamò l'uomo presentandosi, con un sorriso dall’apparenza timida e gli occhi colore del ghiaccio che nascondevano una grande forza interiore.
“Piacere Dottoressa Daniela!” Rispose sorridendo Daniela stringendole la mano e sentendo una piacevolezza e uno strano fascino su di lei.
Si stabilì subito tra loro una inspiegabile sensazione attrattiva, che fece diventare il loro sguardo di cortesie reciproche, in uno sguardo di simpatia.
Alberto era un bell'uomo, di 36 anni, più giovane di lei di otto.
Alto, fisico asciutto, di bella presenza con occhi chiari e capelli castano leggermente lunghi, con dei bei lineamenti nel viso.
Gli sorrise, aveva un sorriso splendido, anche Daniela ne fu colpita e ricambiò con il suo.
Percorsero l'atrio della banca parlando, a passo lento, come a voler prolungare il tempo di quella vicinanza e di stare insieme nella breve distanza che c'era tra loro e l'ufficio di direttrice di Daniela. Distanza che inconsciamente avrebbero voluto entrambi che fosse stata interminabile.
Daniela provava un incomprensibile turbamento vicino a lui, che non si sapeva spiegare, avvertiva delle emozioni nuove, suscitate dalla presenza di quell'uomo intrigante e misterioso.
Ma si irrigidì subito, avvertendo come un senso di colpa per essere venuta meno al suo ruolo
professionale e averlo manifestato dentro di sé.
Era contro le regole morali e di comportamento che si era imposta, quella di non provare emozioni verso altri uomini.
“Be'! Sarà molto piacevole operare in questa banca con una direttrice così attraente come lei!”
Esclamò Alberto con uno sguardo e un sorriso su di lei, facendola lusingare.
Non era la prima volta che un cliente le faceva dei complimenti, era abituata, ma quelli di Alberto li sentiva in modo diverso, piacevolmente e li gradiva contenta di riceverli.
Lui misurava le parole e usava sempre vocaboli appropriati, senza mai eccedere nelle adulazioni e questo piaceva a Daniela.
Si notava nel parlare che era una persona intelligente e di cultura nonostante la giovane età.
Dopo i convenevoli e la lunga chiacchierata di lavoro nell'ufficio di direzione, si salutarono tutti e uscirono.
Passato un periodo di inserimento nella sua nuova attività, Alberto iniziò a frequentare la banca per i depositi dell'incasso giornaliero e il pagamento delle fatture e degli stipendi alle due commesse che lavoravano nel negozio.
Ogni volta che entrava, cercava sempre con gli occhi dove fosse Daniela, snobbando con lo
sguardo le altre impiegate che lo osservavano sempre e subito sorridendogli.
Vedendola a parlare con qualcuno o davanti a qualche monitor del pc o a dare disposizioni, le sorrideva e lei contraccambiava con uno sguardo amichevole.
Ogni volta lui con una motivazione casuale si avvicinava e si fermava a chiacchierare con lei sempre qualche minuto di più e con dovuta attenzione la corteggiava in modo riservato ed educato.
Daniela ne era affascinata, le piaceva quella persona fisicamente e culturalmente, come si presentava e il suo modo di fare.
Era diverso dal suo ex marito e dai soliti corteggiatori che aveva avuto in passato e anche se era molto più giovane di lei, non era insensibile alla sua bellezza.
Un giorno quando la confidenza era ormai consolidata, e Alberto aveva praticato un versamento, la invitò:” Posso offrirle un caffè Direttrice?... Naturalmente lo portiamo anche a loro!” Aggiunse facendo segno alle impiegate.
Daniela sorrise ed accettò volentieri, uscirono e andarono nel bar di fianco alla banca.
Mentre sorseggiavano il caffè, Alberto la fissava negli occhi e lei faceva lo stesso, si osservavano e si piacevano, si parlavano in silenzio con lo sguardo.
Dopo alcuni discorsi sul tempo e qualche commento sul commercio, Alberto le chiese se poteva chiamarla per nome, semplicemente Daniela e darle del tu.
Lei acconsentì, ma Alberto precisò:” A patto che anche tu mi chiami Alberto e non sig. Paorelli! …E mi dai del tu!” Disse sorridendo.
Così iniziò così una conoscenza più profonda. Erano passati solo due mesi e già si davano del tu, Daniela si sentiva sempre più attratta da quell'uomo bello, giovane, intelligente e acculturato.
Lui la invitò nel suo negozio di abbigliamento a fare compere, offrendole prezzi super speciali per gli acquisti, di lei, sua madre e sua figlia Sabrina.
“Sai!... “Le disse allegro un giorno:” “Amplieremo il negozio il mese prossimo e avremo un settore particolare solo per la lingerie femminile, tutti tessuti francesi e di marca.” E sorrise.
“Whoooohhh!!” Esclamò Daniela sorridendo anch’ella: “Allora saremo senz'altro tra le tue clienti più assidue. “Dichiarò.
“Lo spero!” Ribatté lui sorridendo.
Quella amicizia divenne più assidua e desiderata da entrambi, incontravano anche nelle pause di pranzo, a volte pranzando al bar insieme con un panino, altre volte seduti vicino in trattoria. Daniela continuava a sentire quella strana forza attrattiva dentro di lei che la portava verso di lui, ma da donna risoluta e responsabile, non voleva fargli capire che gli piaceva, doveva darsi un contegno, essere sobria nelle chiacchierate, anche se non sempre ci riusciva. Doveva essere seria oltre che apparirle.
Chiacchierando si misero al corrente delle loro rispettive vite.
Daniela lo mise a conoscenza della sua situazione famigliare:” Sono divorziata da quasi quindici anni e come ti ho già accennato vivo con mia figlia che ne ha 18 anni a cui sono molto legata. Si chiama Sabrina e frequenta l'ultimo anno del liceo linguistico, poi andrà all'università a studiare lingue e farà stage di perfezionamento anche all’estero. Il suo sogno è diventare traduttrice di libri stranieri o impiegarsi al Ministero degli Esteri… anche se io preferirei che studiasse economia e commercio come me.”
“Se è bella come te e ha i tuoi occhi deve essere una ragazza meravigliosa.” Dichiarò Alberto
facendola sorridere.
“E' molto più bella di me! È un fiore, un gioiello!” Rispose lei orgogliosa.
“Penso che sia difficile essere più bella di te. Ma se lo è, e non ho motivo di dubitare, deve essere un vero splendore.” Continuò Alberto facendola arrossire e sorridere ancora.
Daniela proseguì il suo discorso, lo informò che aveva anche la mamma, anche se non viveva con loro, ma vicino e da sola in un appartamento di proprietà a un centinaio di metri dalla loro abitazione:” Vive sola perché è vedova, ma nonostante i suoi quasi 65 anni è ancora attiva ed è vivace e giovanile e ne dimostra dieci di meno. È una donna ancora bella e piacevole per la sua età anche se un po’ formosa.” Disse.
Lui gli parlò di sé, dicendole:” Non sono mai stato sposato, ma ho convissuto molti anni con una donna più grande di me di una decina di anni, era molto bella e ne ero innamorato intensamente. Poi mancò, e deceduta per una malattia…”
“Oh mi dispiace molto…” Disse Daniela rattristendosi.
“Si!” Rispose lui:” Ma da allora ho deciso di non frequentare più nessuna donna, perché quelle che conoscevo erano tutte superficiali. Finché ho incontrato te!” Esclamo sorridente facendola arrossire ancora aggiungendo:” Sai Daniela, io non voglio una donna solo per portarla a letto, ne avrei quante voglio…” Pronunciò:” … io voglio una compagna d’amare ed essere amato da lei, che faccia parte di me, della mia vita, del mio pensiero e io del suo, che il mio cuore batta per lei… Oltre il suo corpo voglio amare la sua intelligenza, rispettarla e onorare…”
Daniela sorrise compiaciuta di quelle parole, era l’uomo che aveva sempre sognato, che desiderava per lei.
“Chissà quanti corteggiatori hai? “Chiese Alberto guardandola dritto negli occhi.
Lei si schernì: “Oh sì!!.... Figurati!!... Con tutte quelle che ci sono più giovani e belle pensano a me! “Rispose minimizzandosi e continuando: “Comunque si, all'inizio appena mi ero separata volevo rifarmi una famiglia, avevo Sabrina che era piccola, ma tutti quelli che conoscevo erano superficiali o avevano come scopo solo quello di portarmi a letto. Così compii la mia scelta, decidendo che non mi sarebbero più interessati gli uomini, preferisco la mia libertà, essere sola e indipendente piuttosto che vivere con un uomo che soffoca la mia autonomia e libertà.
Anche se come ti ho detto ho avuto qualche relazione dopo il matrimonio, ma mai sessuale, solo conoscitiva, affettiva e nient'altro, nulla di più!” Precisò subito con decisione. “Non ho mai trovato la persona adatta a me e così ho rinunciato a cercarla e mi sono rassegnata a vivere sola. Anzi!!” ... Precisò ancora con un sorriso:” Con mia figlia.”
In quel corteggiamento mascherato replicò sfuggente Alberto: “Non è detto che tu non la incontri un giorno la persona che dici, che rapisca il tuo cuore.”
Erano confidenze personali, riservate quelle che si facevano, senza sapere il perché, ma sentivano di doverle fare uno all’altro, di liberarsi dentro.
L'attrazione verso di lui, era diventata nelle settimane tanto grande, che non riusciva più a sentire le loro chiacchiere quando erano insieme, ma si perdeva nell'osservarlo sognante....
Il cuore le pompava con forza il sangue in tutto il corpo, martellandole nel petto e nelle tempie. Era come ebbra vicino a lui, provava una sensazione che la stordiva, che la penetrava nell'anima e la rapiva.
Si sentiva come se stesse tradendo sé stessa, i suoi propositi, le sue regole morali e lo stile di vita che si era preposta, ma non riusciva a fermare a trattenere e a nascondere quelle emozioni.
Passarono alcune settimane e un giorno mentre compiva un deposito in banca si incontrarono e Alberto, con un grosso sorriso sulle labbra la invitò a cena.
“Sarei felice se una di queste sere accettassi un mio invito a cena!” Le propose serio.
Lei sorrise felice dentro di sé per quella richiesta che aspettava le facesse prima o poi, ma non si scompose, non disse subito di sì, ma da buona signora borghese tergiversando e adducendo vari impegni, quasi con distacco rispose:” Vedremo!”
Dentro di lei era gioiosa di quell'invito era come se non aspettasse altro. Tuttavia mascherava bene i sentimenti e la felicità.
Si domandava come potesse avere quelle emozioni giovanili dentro di lei e perché?
E si chiedeva anche perché a differenza dei precedenti corteggiatori lo pensava in continuazione come una ragazzina, come se ne fosse innamorata?
“Non è possibile!” Si diceva:” Che mi innamori ancora e per di più a 44 anni! ... Non è possibile
alla mia età!” Ma dentro di lei sapeva che era successo qualcosa che non prevedeva e non riusciva a controllare. Sapeva che non si trattava di un semplice incontro per una cena, ne aveva fatto molte cene con uomini, di lavoro, di festeggiamenti, corteggiamento e altro, ma sentiva che quella era qualcosa di più. Qualcosa che non voleva che avvenisse, che nascondeva e teneva dentro sé in modo clandestino, come vergognandosi di quelle emozioni che provava.
Tuttavia sentiva che qualcosa stava accadendo, qualcosa di grande e poteva accadere a quella cena, ma non gliene importava niente, il desiderio di andarci era più forte dei suoi propositi.
La sua mente oramai era presa da Alberto, era divisa tra il greve senso di colpa di tradire sé stessa, i suoi principi e quello che era sempre stata, e dalla turbinante eccitazione di essere insieme a lui.
Dalla contentezza di quell'invito, come una ragazzina al primo amore ne parlò con la madre, che da buona genitrice volendo vedere sistemata sua figlia la esortò ad andare:” È un bell'uomo quell’Alberto! “Le disse avendolo visto in negozio andando ad acquistare con lei dei capi d'abbigliamento: “E poi è più giovane di te, è un buon partito, ha un negozio grande e ben avviato.” Proseguì, dicendo:” Anche tu sei ancora giovane hai 44 anni, non puoi restare sola tutta la vita, oramai sei arrivata professionalmente e socialmente, non ti manca niente, devi pensare un po' a te! La solitudine è brutta a una certa età, te lo dico io che sono vedova, da giovane non pesa, ma poi nella vecchiaia diventa come un macigno.
Ora Sabrina è grande e devi pensare un po' a te! È giusto che vai a quella cena con lui, non puoi restare sola tutta la vita. “Ripeté intuendo dallo sguardo e dall’enfasi di sua figlia che sarebbe successo qualcosa. Aggiungendo: “Prima o poi lo troverai anche tu l'uomo giusto e forse è proprio lui, quest’Alberto l’uomo che ti cambierà la vita.”
Daniela accettò felice che anche sua madre la pensasse come lei. Ma dentro di se si era già ripetuta mille volte, non aveva certo bisogno del consenso di sua madre per uscire con un uomo, voleva solo prendere tempo, non far vedere ad Alberto che era una donna facile, anche se oramai era quasi cinque mesi che si conoscevano.
Quando lo rivide la mattina dopo prendendo il caffè nel bar vicino, le rispose di si, che accettava l’invito a cena e si accordarono per la sera successiva per le 20.30.
Era tesa ed agitata nell'attesa di quella sera.
Finalmente era arrivato il giorno della cena, più la sera si avvicinava, più era tutta un fremito,
perché sapeva che da lì a poco sarebbe stata insieme a lui in un vortice di emozioni. Non poteva capacitarci di sentire quei sentimenti, quelle emozioni e sensazioni.
Il cuore le batteva forte.
Quella sera in camera sua nel prepararsi a un certo punto improvvisamente si sedette sul letto, portò le mani sul viso e sussurrò a sé stessa piano tra le dita:” Mio Dio! ...Mi sono innamorata!... Mi sono innamorata di Alberto!”
Subito dopo in quello stato da innamorata si portò in bagno, si fece la doccia pensando alla sua riflessione e ne uscì maggiormente agitata e avviandosi in camera iniziò a prepararsi. Tolse l'accappatoio e aprì tutte le ante dell'armadio lasciandole spalancate ad osservare dentro, non sapeva cosa indossare.
Con un sorriso passò la mano sugli abiti appesi all'interno, sfregando le dita sui tessuti come a
contarli, provando una certa sensualità al tatto.
Poi arretrò di un passo e si sentì come avvolta dal suo guardaroba.
Lei un appuntamento con un uomo, dal punto di vista sentimentale non lo aveva più considerato, erano anni che non ne aveva e pensava che non ne avrebbe più avuti.
Rifletteva su cosa indossare per piacere e fare ancora più colpo su di Alberto, canticchiando
mentalmente la canzone di Eros Ramazzotti:” Più bella cosa non c’è… più bella cosa di te… unica come sei… immensa quando vuoi.... grazie di esistere. “... Era felice
Nuda, con la pelle pallida arrossata dall'acqua calda e profumata dal bagnoschiuma.
Con i capelli avvolti in un asciugamano di spugna bianco, si chinò ad aprire i cassetti in basso
dove aveva la lingerie, vedendo riflesso sulla specchiera davanti, quel lento movimento e pensando quanto potesse essere eccitante per Alberto vederla così nuda piegarsi.
Iniziò i rituali preparatori.
Affondò le mani nel cassetto dell'intimo e scelse la lingerie al tatto, apprezzando sotto i polpastrelli la morbidezza della culotte nera elasticizzata in microtulle e pizzo che cercava.
La tirò fuori soddisfatta e la indossò piegandosi leggermente in avanti e prima da un piede e dopo l'altro, la infilò tirandola su, assestandola con cura alla forma e consistenza del sedere, osservandosi nella grande specchiera.
Si guardò davanti, di lato e dietro e dandole le spalle roteando il collo verso lo specchio, si
ammirò lo splendido sedere e il suo colore pallido trasparire dalla fine trama del tessuto nero,
mettendo a posto con il dito la bordura di pizzo sulla natica e sulla vita.
Poi si rigirò e riguardò davanti. Era molto sexy e lo sapeva.
Lo stesso fece con il reggiseno coordinato alla culotte, dopo averlo preso dal cassetto lo indosso e osservandosi davanti allo specchio, come d'abitudine lo agganciò, piegando e portando le mani dietro la schiena, si assestò le coppe, le sospinse in alto per lasciarle ricadere, belle, morbide e mature.
Culotte e reggiseno nero coordinato sulla sua pelle lattea, era molto erotica.
Si riguardò ancora allo specchio vanitosa del suo corpo di splendida quarantenne.
Si chinò e chiudendo quello superiore aprì il cassetto inferiore, cercò e prese un paio di calze di seta trasparente nere, finissime due din di spessore, e sedendosi nel letto, arrotolandole nelle mani le calzò, alzandosi per tirarle su oltre la mezza coscia e con la gamba flessa in avanti, appoggiata sul letto le assestò bene con le dita, senza lasciare pieghe. Riguardandosi nuovamente allo specchio soddisfatta di sé.
Chi l'avesse vista in quel momento, non avrebbe potuto fare a meno di eccitarsi della sua bellezza erotica di donna matura.
Tolse l'asciugamano che le avvolgeva i capelli facendoli cadere sulle spalle scrollandoli e dopo
averli asciugati con il phon, si sedette alla consolle della camera e iniziò a pettinarli, tirandoli su dietro alla nuca, formando un grande chignon tenuto assieme da un grosso fermaglio in strass e mentre si truccava rifletteva. Pensava a lui e a lei. Ai sentimenti che nutriva per lui , alle emozioni che provava preparandosi nell'attesa dell'incontro e
si chiedeva se anche lui provasse le sue stesse emozioni.
Passandosi il dito su delle piccole rughe al margine dell'occhio, che segnavano la sua età e
nascondeva con il fard pensò:
“Alberto è un uomo affascinante, curato, che non si perde in cose inutile, ma ricerca la perfezione, la qualità nelle persone. È deciso e rassicurante. Ha trentasei anni, ed è più giovane di me, ma queste cose non contano.
La differenza di età non m'importa. Lui non è un avventuriero né un donnaiolo, ma una persona seria, dolce e onesta. È quel genere di uomini che preferiscono vivere con una compagna piuttosto che lasciarsi vivere dalle altre.
E 'un uomo perfetto pensava.”
Ma non era proprio così e se ne sarebbe accorta molto presto.
Si truccò il viso in modo sobrio, leggero, da gran signora qual'era. Fard, rimmel, rossetto.
Poi si alzò e tornò davanti all'armadio, infilò le mani dentro e incominciò a spostare e a cercare i capi d'abbigliamento e man mano che trovava quello che le piaceva, lo prendeva e posava sul letto; un completo nero e una camicia scura con un foulard in tinta con la camicia.
Un look classico per quella serata speciale, voleva essere bella e apparire, essere affascinante e seducente e con gesti automatici e abituali iniziò a vestirsi osservandosi seria e attenta allo specchio.
Guardò la gonna e il suo lungo spacco posteriore, provò a camminare e notò che ai passi, nell’aprirsi, si intravvedeva il ricamo della bordatura della calza e maliziosa si sorrise allo specchio.
Dalla scollatura della camicetta si intravvedeva il solco tra le mammelle e il reggiseno nero anch’esso in microtulle, decorato a trame e di ottima fattura.
Voleva essere bella e femmina, come da tempo non si sentiva, voleva che lui la guardasse e la desiderasse.
Una volta terminato si osservò ancora, chiusi gli occhi appagata dalla sua immagine riflessa e si diresse ancora alla consolle per curare i dettagli.
Mise una lunga collana di perle, girata più volte sul collo che accompagnava orecchini simili
pendenti, che assieme ai suoi occhi azzurri, davano più risalto al suo viso e alle sue labbra
brillanti dal lucidalabbra colorato.
Allacciò un bracciale d'oro al polso, assieme a un orologio finissimo e di marca.
Sulle lunghe dita curate infilò alcuni anelli vistosi, che brillavano ostentando il loro valore e
mettendo in risalto le lunghe unghie smaltate chiare color perla.
Si spruzzò il suo profumo preferito e tornò davanti allo specchio provando al collo il foulard scuro che la faceva tanto signora borghese e manager e che mostrava aperto tra i suoi margini interni l'apertura della camicia e la collana di perle.
Era bella e intrigante, sentiva che l'avrebbe corteggiata ancora e lei lo voleva, e da li a poco lo
avrebbe avuto.
Nell'attesa, vanitosa e superba si ammirava sempre allo specchio, decidendo di provare ad
osservarsi con la giacca, la indossò e si scrutò, le stava molto bene, era elegante e classica, tutto in sintonia con il suo stile; tutto si intonava di lei dal trucco agli abiti, Era soddisfatta di sé stessa.
La ritolse e si avviò in una stanza vicina, aprì la porta e accese la luce, avvicinandosi su un grande mobile a muro con ripiani piene di scarpe sue e di sua figlia Sabrina ben divise, ne cercò un paio che si intonasse al look, le provò, ma non le piacquero, non era soddisfatta, ne mise un altro.
Era quello giusto, una scarpa nero giardini scura con tacco modesto aperta sul davanti, comoda ed elegante, la lasciò e calzò anche l'altra.
Terminava il tutto sulle sue splendide gambe, seminascoste dalla gonna e fasciate dalla seta nera delle calze autoreggenti.
Nel frattempo sentì squillare il cellulare, corse e lo afferrò veloce, agitata, guardò il numero:
” È lui!” Esclamò trepida:” Si! ...Pronto!”
“Ciao, sto arrivando, ci vediamo tra poco, quando sono sotto casa tua, ti faccio un altro squillo.”
Le sembrava quasi che le sussurrasse di persona all’orecchio le parole tanto era tesa.
“D'accordo!!” Rispose felice salutandolo.
Era pronta, tutto era pronto, Sabrina quella notte si sarebbe fermata a dormire dalla nonna, così era tranquilla.
Una corsa al bagno veloce prima di uscire, dove urinò e asciugò con la soffice carta igienica la sua folta peluria bruna e tirandola giù con fatica perché aderente, si rimise in ordine la gonna, si riguardò allo specchio, era perfetta.
Sorrise udendo lo squillo del cellulare, era lui che era sotto casa.
Prese la borsetta, mise l'antifurto, chiuse la porta e uscì, e si avviò per le scale.
Quella sera Daniela era bellissima, nel suo tailleur nero, fasciata dalla sua gonna con spacco posteriore che a ogni passo mostrava la bellezza delle sue gambe velate, mentre la camicetta scura accentuava le sue forme e il suo seno.
Anche lui era elegante e molto bello, con il suo sorriso fascinoso e gli occhi enigmatici di
ghiaccio.
Lei scese, dopo averlo fatto aspettare maliziosamente alcuni minuti.
E si diresse all'auto.
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